
Savona. Stipendi d’oro per i dirigenti del comune di Savona: a dirlo sono i consiglieri di minoranza del Movimento 5 Stelle.
“Nel Settembre 2013, come gruppo consiliare M5S Savona, abbiamo presentato una mozione per ridurre quella parte di retribuzione di posizione, che il contratto collettivo nazionale per il personale dirigente degli enti locali rende possibile modulare fra un minimo e un massimo – spiega Andrea Melis – Il minimo e’ 11000 euro, il massimo 45000, noi proponevamo 13500. A Savona tutto era spostato verso il massimo, e quest’anno nulla è cambiato, ancora indennità di posizione ai massimi”.
“Naturalmente la mozione fu bocciata con soli tre voti a favore, e a nulla valse chiarire che non vi erano accanimenti “populistici” contro questa o quella categoria, ma semmai un principio di riduzione spese a favore delle fasce di dipendenti più deboli – ricorda il Movimento – Infatti sappiamo bene come, al contrario, gli stipendi del pubblico impiego siano bloccati da tempo. Non possiamo ignorare che dei 450 dipendenti del comune qui si stiano concentrando in una decina di persone quasi 1 milione di Euro di retribuzione, sul totale spese di personale che ammonta a circa 15 milioni”.
“Non si tratta di ignorare le pur importanti responsabilità ricoperte – precisano – ma crediamo che si possa e si debba fare uno sforzo collettivo, quale peraltro viene richiesto a tutti i cittadini con una delle pressioni fiscali più sensibili in Italia, sulla casa, i rifiuti e i servizi”.
Ma non è tutto: “Il Piano Performance allegato alla delibera di giunta nr. 153 del luglio 2014, illustra come sono stati valutati tutti i settori comunali, dagli Affari Generali alla Polizia Municipale, dalle Politiche Sociali ai Servizi demografici per un totale di 10 settori. Vengono mappati tutti i processi lavorativi, si elaborano numeri infiniti con diversi indicatori, ma guarda caso, il risultato finale è una sequela di ‘eccellente'”.
Un risultato statisticamente improbabile, secondo i 5 Stelle: “Addirittura, laddove il risultato ottenuto risulta inferiore a quello atteso, non si promette maggiore impegno per il futuro, no: si dice che verrà inserita una maggiore tollerabilità, ossia si renderà l’obiettivo più facile da raggiungere, da un punto di vista formale. Non lo sforzo di maggiore impegno, ma semmai il contrario. Comodo. Pensate, nelle gare atletiche, se si abbassasse l’asticella a ogni fallimento, anziché alzarla a ogni superamento”.
Il pensiero, spiegano, va ai cittadini che pagano puntualmente le tasse e rispettano gli impegni, ai quali nulla viene al contrario facilitato e alleggerito. “Una scusante a questa pratica sarebbe: se non invogliamo i migliori a restare, sceglieranno il privato. Ci permettiamo di dubitare che il privato sia questo paese di Bengodi, specie di questi tempi, contrapposto a un settore pubblico di fatiche e privazioni (dirigenziali). Ci permettiamo di dubitare che una figura dirigenziale sia comunque un bene così unico, prezioso e raro da tutelare in ogni caso, e non da valutare con obiettività e stimolare a dare sempre di più e meglio”.
“Le competenze e le responsabilità si rispettano e si premiano, certo. Ma non devono trasformarsi in privilegi – precisa Melis – Noi dal canto nostro stiamo sperimentando come viene presa in carico e gestita una mozione importante di modifica dello statuto e di un nuovo regolamento comunale: nel nostro caso la proposta di istituzione dei referendum comunali. Giace senza risposte da oltre 7 mesi nei settori comunali degli Affari Generali (S2) e del Servizio Controlli – Trasparenza e Legalità (S0): chissà il prossimo anno come saranno valutati nella parte di gestione pratiche e tempi di risposta”.