Regione. Atti vandalici, violenza fisica e psicologica, furti in classe, ma anche scene scabrose o violente riprese con il telefonino e poi diramati in rete. Si tratta di episodi di bullismo, che configurano un quadro allarmante anche per la nostra regione, portati più volte alla ribalta della cronaca. Per cercare di contrastare l’avanzata di un fenomeno, studiato solo da alcuni anni, di fatto generato da un profondo disagio giovanile che viene “scaricato” e riversato da chi lo vive su coetanei, spesso vittime passive, incapaci di reagire, Alleanza Nazionale propone di fornire alle istituzione scolastiche strumenti adeguati per fronteggiare il disagio, consentendo la piena e concreta realizzazione delle finalità a fondamento dell’educazione scolastica.
Ogni giorno in Liguria vengono segnalati dai genitori all’Osservatorio regionale permanente contro il bullismo, (istituito dal direttore Generale dell’Ufficio Scolastico regionale-Liguria, il 27/4/2007, a seguito della direttiva ministeriale) mediamente tre o quattro casi di comportamenti prevaricatori e violenti. Soltanto in quelli arrivati di recente alla ribalta della cronaca, accaduti nell’imperiese e nel savonese, c’è stato uno strascico giudiziario.
Le misure da adottare che vengono previste dalla proposta di legge presentata in questi giorni “Interventi Regionali per la prevenzione ed il contrasto al bullismo” ed illustrata questa mattina da Alessio Saso, in una conferenza stampa svoltasi in Regione, consistono in iniziative didattico-educative per riaffermare il rispetto delle regole e per ristabilire l’adeguatezza dei modi relazionali, sociali, personali e comportamentali del gruppo-classe e prevedono la scuola di arti marziali per gli studenti più aggressivi. L’iniziativa ha come primo firmatario Alessio Saso, al quale già si devono proposte in materia di scuola e famiglia. Una, in particolare, sui padri separati, ha avuto una risposta positiva bipartisan, tant’è che si è formata un’apposita commissione ristretta per arrivare al varo della legge.
La proposta di legge intende mettere la scuola nella condizione di fornire un efficace supporto educativo alla famiglia e per farlo si muove in due direzioni. Da un lato vuol promuovere e divulgare la cultura della legalità e del rispetto delle regole, in collaborazione con l’Osservatorio regionale permanente contro il bullismo, altre istituzioni territoriali, le associazioni e cooperative operanti nel settore educativo, prevedendo il finanziamento di progetti didattico-educativi diretti ad insegnanti e studenti.
Dall’altro, quando i comportamenti sono particolarmente prevaricatori e violenti, si propone il finanziamento di progetti che prevedano l’insegnamento di arti marziali, da inserire in un percorso non incluso nel normale curriculum scolastico.
“Questa pratica può avere una funzione educativa nel promuovere un rapporto più sano tra i giovani e l’aggressività. – dice Saso – L’aggressività dell’adolescente, quindi, viene in qualche modo incanalata, espressa e disciplinata. Si è dimostrata efficace anche per i soggetti affetti da sindrome da ADHD, ovvero da deficit di attenzione. Nel contempo anche le vittime passive del bullismo, grazie alle arti marziali, possono rafforzare la sicurezza in loro stessi, il carattere e la loro autostima”.
Continua il consigliere: “Da sole le arti marziali non possono certo risolvere il problema, ma contribuiscono a formare una nuova mentalità, una disciplina e un nuovo stile di vita nei ragazzi”. A tal proposito Saso ricorda che recenti studi hanno dimostrato l’efficacia delle arti marziali storiche come Judo, karatè, aikid?, sia come strumento educativo di controllo dell’aggressività, di rafforzamento della propria autostima che di terapia nei disturbi neurocomportamentali nelle diverse fasi di crescita dell’individuo.
Secondo la legge, la Regione dovrà promuovere la frequenza extracurriculare di corsi di insegnamento di arti marziali, anche attraverso convenzioni con scuole qualificate e di comprovata esperienza nel settore del disagio minorile, da parte dei giovani che manifestino una accentuata aggressività fisica. Alla Regione anche il compito di finanziare progetti tesi a divulgare la cultura della legalità e del benessere dello studente, a realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte agli studenti e alle loro famiglie in relazione alla gravità del fenomeno e organizzare corsi di formazione del personale scolastico, per garantire l’acquisizione delle tecniche psico-pedagogiche e di pratiche educative adatte a prevenire il fenomeno, a consentirne la precoce individuazione e contrastarne la diffusione.
I progetti riguardano le prime classi di istruzione secondaria di primo e secondo grado. Le scuole sono tenute a presentare all’Osservatorio regionale permanente sul fenomeno del bullismo, dettagliata relazione sulla realizzazione del progetto.
Le famiglie che abbiano segnalato agli istituti scolastici casi di bullismo possono presentare analoga segnalazione all’Osservatorio Regionale e al Ministero della Pubblica istruzione.