
Cairo M. Prosegue l’inchiesta della Procura di Savona sull’Italiana Coke di Bragno. Questa mattina al sesto piano di palazzo di giustizia i magistrati hanno incontrato alcuni tecnici dell’Arpal per discutere proprio di alcuni aspetti dell’indagine. Sui contenuti dell’incontro però viene mantenuto il più stretto riserbo: il Procuratore Francantonio Granero si è limitato a confermare solo che c’è stato, ma non sono trapelati ulteriori dettagli.
Quello che è chiaro comunque è che le indagini vanno avanti. Nei mesi scorsi era emerso che la Procura ha disposto per il caso dell’Italiana Coke una consulenza ambientale ed epidemiologica simile a quella effettuata per la centrale a carbone di Vado.
Ad eseguire lo studio saranno gli stessi tre consulenti che si sono già occupati di Tirreno Power: Paolo Crosignani, primario dell’istituto Tumori di Milano, che è stato perito di parte per la popolazione di Casale Monferrato nel processo per le morti d’amianto, Paolo Franceschi, pneumologo dell’ospedale San Paolo, responsabile per l’ambiente dell´Ordine dei medici di Savona, e Stefano Scarselli, esperto del settore biologico-scientifico e di inquinamento ambientale.
Il lavoro dei consulenti, che dovranno cercare di fornire risposte precise ai quesiti del pm, terrà conto sia dell’aspetto epidemiologico che di quello ambientale. L’ipotesi di reato per la quale si indaga, come nel caso della centrale vadese, è identificata come “disastro ambientale” prevista dall’articolo 434. Nel mirino dei magistrati savonesi ci sono (erano anche già stati eseguiti dei controlli da parte dei tecnici dell’Arpal) diversi aspetti, dalla conformità dell’impianto per il trattamento delle acque reflue alle normative in materia ambientale.