
[thumb:4323:l]Savona. Sono ore decisive per la sorte dell’indagine sulla colpevolezza di Tullio Pisano, il cengese accusato dell’omicidio del transessuale Donatella Manunta (marzo 1990 in via Untoria a Savona) a distanza di 18 anni. Ieri i giudici della Corte di Appello si sono radunati per decidere se sia corretta l’interpretazione della Cassazione, che ha accolto il ricorso della difesa di Pisano (avv. Bonifacino) e respinto la richiesta d’arresto, o se viceversa sia corretta la richiesta di arresto della Procura (pm Alberto Landolfi e procuratore capo Vincenzo Scolastico).
Il particolare nuovo e sorprendente è che a quanto pare il dubbio è legato ad un errore materiale della perizia sull’impronta trovata sulla bottiglia che inchioderebbe l’indagato. Sulla perizia valutata dalla Procura i punti di compatibilità tra la mano di Pisano e l’impronta del killer sarebbero 22, quindi sufficienti per considerare Pisano colpevole (di prassi devono essere almeno 16 i punti di coincidenza di un’impronta). Mentre per la Cassazione, cui nei mesi scorsi è stata trasmessa una perizia, a quanto pare questi punti di “coincidenza” erano solamente 12, dieci di meno e soprattutto sotto la soglia di colpevolezza (16), da qui il rigetto.
C’è da capire se quella valida sia la prima o la seconda perizia. E nel caso chi abbia sbagliato. Entro oggi i giudici genovesi si esprimeranno. Lo faranno anche sulla scorta del memoriale che il procuratore capo Scolastico e il pm Landolfi hanno presentato per chiedere la conferma del provvedimento del carcere per Pisano.