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Cronaca

“Porta a porta” in Valbormida, grido d’allarme dei disagiati: “Senza cassonetti non recuperiamo gli scarti”

Enrica Bertone
19 Giugno 2014 alle 10:57
19 Giugno 2014
“Porta a porta” in Valbormida, grido d’allarme dei disagiati: “Senza cassonetti non recuperiamo gli scarti”
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Valbormida. Il sistema di raccolta dei rifuti “porta a porta”, che per molti valbormidesi sta ancora rappresentando un disagio, essendo partito il 2 giugno e pertanto ancora in fase di rodaggio, non ha provocato soltanto polemiche e difficoltà, ma ha risvolti ben più tristi e, sicuramente, drammatici.

Non essendoci più i cassonetti, è ancora maggiore l’allarme povertà. A San Giuseppe di Cairo, infatti, dove persone disagiate aspettavano che le derrate alimentari di un supermercato non più vendibili perché appena scadute o deteriorate (il caso ad esempio di frutta e verdura) venissero gettate via, cresce la disperazione.

A denunciare il fatto, molto umilmente, sono alcuni extracomunitari ed anziani che molto si sono rivolti alla redazione del Corriere Val Bormida per avere voce, niente di più. Infatti, per loro, il problema sta nel fatto che da quando è iniziato il “porta a porta” gli scarti non sono più a disposizione di chi ha veramente fame, ma tutto conferisce in discarica nella sezione umido.

Se prima con prodotti senza garanzie di qualità, ma pur sempre alimentari, si sfamavano alcune famiglie, perché ora si preferisce fare marcire la merce ma non si consegna più a chi ne ha davvero bisogno? E’ questa la domanda che si pongono angosciati coloro che, fino a poco tempo fa, riuscivano a mettere qualcosa in tavola tutti i giorni. Un giovane senegalese spiega: “Nessuno ci dà un lavoro, e cerchiamo di arrangiarci come possiamo, senza rubare ma semplicemente mangiando ciò che viene buttato via. Perché si spreca il cibo? Io ho dei bambini piccoli, come faccio? Sono andato in Comune, alla Caritas, mi sono rivolto a tutti per chiedere aiuto, ma io non voglio approfittare ed essere un peso. Chiedo solo di poter mangiare ciò che i supermercati o i privati prima gettavano nei cassonetti, perché magari la qualità non è più ottima, ma ora che non ci sono più i bidoni come si fa?”.

I supermercati infatti, una volta che espongono i rifiuti sul suolo pubblico per essere raccolti, devono chiudere a chiave i cassonetti. Nulla vieta, però, che prima di questo passaggio la merce deteriorata, cioè quella che va conferita in discarica, venga lasciata in uno spazio apposito di proprietà privata per essere ancora vagliata.

Certo è che per questioni igieniche e di decoro non è forse pensabile che gli scarti possano essere trattati e smistati più volte, ma è pur sempre vero che talvolta dieci minuti di straordinario non retribuito economicamente ma dalla volontà di aiutare il prossimo sono ripagati dalla coscienza.

Insomma, un’emergenza drammatica che mette in luce quanto, anche in Val Bormida e non solo nelle grandi città, la soglia di povertà stia salendo e le fasce più deboli siano costrette ad uscire allo scoperto, non facendo polemica sui mastelli e sui rifiuti da dividere con più cura per essere differenziati, ma per avere la possibilità di scegliere gli scarti ancora utilizzabili, da offrire in tavola per non morire di fame.

Anche se non mancano, comunque, le speculazioni, e non solo i veri poveri cercano fortuna nei cassonetti…

Tag:
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