Savona. Quaranta poliziotti di cui 26 motociclisti, 12 operatori in auto e due a bordo dell’officina meccanica mobile. Sono i numeri della scorta della polizia stradale per il Giro d’Italia, un gruppo comandato dal vice questore aggiunto Alfredo Magliozzi e che, quest’anno, parla anche savonese. Nel gruppo di poliziotti della scorta c’è infatti anche il loanese Francesco Piliego.
“E’ un’esperienza unica per chi come me lavora in Lombardia, che non so quanto savonesi abbiano fatto” racconta Piliego che aggiunge: “E’ certamente un’aspirazione ripagata. Quando partecipi a questi eventi ti rendi conto che lo spirito dell’evento e il gruppo che si forma tra i colleghi è una cosa fondamentale. Soprattutto, storicamente, è difficile entrare nella ‘scorta’ del Giro d’Italia. Ho avuto questa possibilità quest’anno e sono fiero di esserci”.
A raccontare nel dettaglio il lavoro di questo gruppo è il comandante della scorta al Giro (che dal 1946 viene effettuata dalla Polstrada lombarda) Alfredo Magliozzi: “E’ il terzo Giro d’Italia che faccio. Sicuramente è un’esperienza da fare. Certo è pesante, ma almeno una volta bisogna farla. E’ un’ambizione per tutti noi del compartimento della Lombardia: è ovvio che in base a tutte le domande vengono scelte le persone più preparate professionalmente. Andare in moto per 8 o 10 ore può essere molto pesante”.
Un lavoro che, oltre ad essere faticoso, può essere anche pericoloso: “Ovviamente oltre alle scivolate dei ciclisti può succedere che anche qualche moto delle nostre possa finire a terra. Soprattutto in discesa quando bisogna aumentare la velocità e l’asfalto è bagnato. Per ora è andata bene e non abbiamo avuto nessun incidente, ma non possiamo dire lo stesso per i ciclisti quest’anno. Soprattutto nelle rotatorie e quando è bagnato ci sono tante cadute, che coinvolgono anche 20 – 30 ciclisti alla volta”.
Per vegliare sulla carovana rosa la scorta della polizia stradale mette in campo una squadra di moto, ma non solo: “Anche quest’anno, come da tanto tempo, abbiamo 26 motociclisti a disposizione per garantire l’incolumità dei ciclisti: noi siamo gli ‘angeli’ del ciclismo perché appunto dobbiamo vigilare sulla loro sicurezza. Abbiamo anche 6 auto e un furgone, che è una vera e propria officina mobile che ci portiamo dietro per la manutenzione o i piccoli interventi che servono durante le tappe” conclude il comandante.