
Finale. Le dichiarazioni dell’esponente di “Finale Viva”, Sergio Colombo, che appoggia la candidatura a sindaco di Ugo Frascherelli, infiammano la campagna elettorale finalese e dopo il dietrofront sui paletti imposti ai nomi della lista, ecco arrivare la risposta del candidato sindaco del gruppo “Per Finale” Simona Simonetti, tirata in ballo proprio dalle affermazioni dello stesso Colombo.
“Il concetto di ‘nuovo’ presentato da un esponente di Finale Ligure Viva è ancora più sorprendente: si giudica nuovo Frascherelli che si è già candidato due volte (con Rocca e Venerucci nel 2004 e nel 2009), che è stato nel consiglio di amministrazione di Finale Ambiente e che è nel consiglio del depuratore (cariche di solito di nomina partitica). Secondo questa definizione risulta nuovo chi nonostante sia in politica da anni non è stato eletto e quindi non ha consenso popolare. Impagabile…” dice la Simonetti
“Lo stesso esponente, Sergio Colombo, eletto in lista con Richeri, dopo 5 anni in consiglio comunale dichiara di aver provato a cercare un accordo con la lista civica Per Finale ma di aver dovuto chiudere la porta” perché noi avremmo insistito sempre sugli stessi nomi, mentre loro vogliono gente nuova, non minestre riscaldate…”.
“Per Finale è una lista innovativa che mette in pratica una nuova politica. Per esempio l’alternanza del mandato: Simona Simonetti e Tiziana Cileto si sono passate il testimone nel ruolo di consigliere di minoranza, come previsto dal programma. Una lista che ha dimostrato con i fatti di essere rappresentata da persone poco attaccate alle poltrone, tanto che la prima dei non eletti, Tiziana Bonora, ha rinunciato a subentrare perché aveva già fatto esperienza come consigliera. Atti impensabili nelle logiche dei partiti classicamente intesi” aggiunge la Simonetti.
“I finalesi possono valutare le esperienze di tutti coloro che qui sono citati ed anche degli altri eletti alla guida del nostro paese…”.
“Precisiamo infine che negli incontri con la lista Frascherelli e con il Pd noi abbiamo sempre posto due condizioni e nessun nome: un confronto aperto sul programma perché potesse diventare davvero comune e un metodo diverso (anche le primarie) per decidere le candidature. Ma forse anche questo è troppo distante dalle logiche della politica partitica. Quelle, sì, vecchie e ormai inadatte. Sarebbe insomma molto più utile costruire una nuova politica basata sull’etica, sulla coerenza, sulla difesa dei beni comuni” conclude la Simonetti.