
[thumb:1993:l]Albenga. E’ trascorso oltre un anno dal tragico incidente in cui perse la vita Marco Ramasso, ventiduenne albenganese travolto da un’auto mentre viaggiava in sella alla sua moto sull’Aurelia, all’altezza dell’incrocio di San Giorgio. Gli amici del giovane motociclista hanno organizzato una raccolta firme che ha registrato più di 2 mila sosttoscrizioni per porre all’attenzione delle istituzioni il problema viario della zona.
“Ciò nonostante – dicono gli amici del giovane – ci siamo resi conto che questo problema non è stato tenuto nella giusta considerazione da parte della Provincia. L’assessore alla viabilità Pierluigi Pesce non si è reso reperibile quando cercavamo di organizzare un colloquio. Finora c’è stata prospettata una sola modifica all’attuale viabilità: l’assessore comunale Romano Minetto ha proposto di impedire la svolta a sinistra in San Giorgio per chi arriva da Alberga e rendere raggiungibile San Giorgio giungendo da regione Antognano o dalla via Romana”.
Un’idea, questa, che non ha incontrato il favore del comitato civico di San Giorgio e dagli amici di Marco Ramasso, che spiegano: Regione Antognano è troppo stretta per ospitare un flusso consistente di veicoli in doppio senso di marcia, tenendo presente che tale tratto di strada è interessata dal continuo transito di camion”. “Gli organi istituzionali – aggiungono – hanno anche proposto entro la fine del 2008 la costruzione di una rotatoria che sostituisca il semaforo ubicato davanti alla Ferrari e a Ravera a Ceriale, ma per costruire una rotonda ci vuole tempo e prima ancora una procedura comprensiva di un bando di aggiudicazione dei lavori che farebbe sicuramente sforare il termine quantomeno al 2009”. L’ipotesi della rotonda è malvista anche dagli agricoltori di San Giorgio.
Gli amici che preservano il ricordo del ventiduenne rimasto ucciso nell’incidente dello scorso anno attendono che sia presa in considerazione la loro proposta. Chiedono di posizionare in modo definitivo un numero consistente di dissuasori di sosta sulla via Aurelia allo sbocco con San Giorgio, lato monte, sia a ponente che a levante, per ripristinare la visibilità per chi esce dalla zona. Ma – dicono esprimendo malcontento – “ad un anno dalla morte del nostro amico, sappiamo che più volte gli ingegneri provinciali hanno fatto rilevamenti sul posto senza arrivare a nulla di concreto. Siamo stufi di aspettare”.
Dopo la morte di Ramasso, la zona dell’incrocio è stata teatro di altri due incidenti, non mortali ma piuttosto seri.