Savona. Sono un centinaio le persone, tra dipendenti diretti di Tirreno Power e lavoratori dell’indotto della centrale di Vado, che stamattina si sono ritrovate sotto la Prefettura di Savona per difendere il loro posto di lavoro. Il sequestro dei gruppi a carbone dell’impianto vadese deciso dal tribunale di Savona rischia ovviamente di creare un enorme danno all’azienda e, di conseguenza, a tutti coloro che lavorano intorno a questa realtà
Tra loro ci sono anche i dipendenti del Terminal Rinfuse Italia di Vado che, come spiega il mebro della Rsu aziendale Roberto Bruzzone, non sembrano avere nessuna alternativa agli ammortizzatori sociali: “Dal 10 febbraio all’8 marzo abbiamo già fatto un mese di cassa integrazione. Siamo rientrati e l’azienda ha già richiesto per il 24 un nuovo turno di cassa, probabilmente 13 settimane. Per noi la situazione è pesante”.
“Siamo in 41, sbarchiamo le navi per Tirreno Power ed è l’unico nostro lavoro. Non abbiamo prodotti alternativi e, di fatto, lavoriamo solo ed esclusivamente per la centrale” prosegue Bruzzone che a proposito delle conseguenze di questa situazione si collega anche al previsto investimento sul nuovo nastro carbone sulla piattaforma: “Se dovesse permanere questa situazione credo che la piattaforma per noi si allontani. Anche se verrà fatta, ovviamente non ci sarà modo come Tri di andarci sopra. Noi finché non riparte la centrale restiamo a casa, anzi direi anche fino a qualche tempo dopo visto che in Tirreno Power hanno un minimo di scorta di carbone”.