
Savona. Una condanna e un’assoluzione per l’incendio che divampò la notte di Capodanno del 2009 a Sassello e distrusse una stalla adiacente all’agriturismo “La Betulla” in località Alberola. E’ questa la sentenza emessa questa mattina dal giudice del tribunale di Savona Marco Canepa nell’ambito del processo che vedeva a giudizio il titolare della struttura ricettiva Emanuele Moretti, e il suo allora suocero Bernardo Valcalda. Il primo è stato condannato a dieci mesi di reclusione con la sospensione condizionale, mentre il secondo è stato assolto per non aver commesso il fatto.
I due erano accusati entrambi di incendio colposo perché, secondo l’accusa, il rogo era stato innescato da alcuni razzi sparati da una rastrelliera installata davanti all’agriturismo proprio da Valcalda. Ai due veniva anche contestato, in qualità di gestori del locale, di non aver controllato ed impedito che i botti venissero sparati e, di conseguenza di aver favorito lo svilupparsi delle fiamme nella stalla.
Tesi che sono state contestate dai difensori degli imputati, gli avvocati Rosanna Rebagliati e Andrea Frascherelli. La difesa infatti ha sempre sostenuto che il rogo non sia stato originato dai razzi sparati dalla rastrelliera dell’agriturismo “che puntava verso la vallata e non verso la stalla”. Secondo gli avvocati di Moretti e Valcalda, visto che quella sera anche altri clienti del locale avevano sparato botti, è possibile che le fiamme siano partite proprio a causa di uno di quelli.
Durante la sua arringa l’avvocato Rebagliati ha ribadito “l’impossibilità di affermare che l’incendio sia stato provocato da un razzo partito dalla rastrelliera” e ha precisato che “quella sera sparavano in molti ed ognuno aveva i suoi petardi”. Per quanto riguarda l’accusa di non aver controllato i presenti il legale di Valcalda ha specificato che, non essendo il gestore dell’agriturismo, non era tenuto a farlo. Discorso analogo, secondo l’avvocato Frascherelli, doveva valere anche per Moretti che, anche essendo il gestore del locale, non avrebbe avuto l’obbligo di impedire che davanti all’agriturismo fossero sparati petardi.
Anche se per averne la certezza bisognerà attendere 15 giorni, quando il giudice renderà note le motivazioni della sentenza, è probabile che la condanna per Moretti sia arrivata proprio perché l’imputato non avrebbe impedito il lancio di razzi, una condotta che, di fatto, ha favorito l’incendio. Il rogo fece vivere momenti di grande paura al proprietario della stalla (parte civile nel processo) e all’affittuario del locale che, non senza fatica, riuscirono a portare in salvo il bestiame (una cinquantina fra mucche vitelli e tori).