
[thumb:4665:l]Savona. La prigionia di Papa Pio VII per mano di Napoleone trasformò per circa tre anni Savona in un piccolo Vaticano. Lo ha ricordato oggi il vescovo di Savona, Vittorio Lupi, nel discorso di saluto a Papa Benedetto XVI spiegando che, anche grazie allo sforzo di molti savonesi che offrirono collaborazione, nelle tre stanzette dell’episcopio dove fu tenuto prigioniero, Pio VII riuscì comunque a trattare circa tremila pratiche riguardanti la Chiesa. Il Papa prigioniero riuscì anche a ricevere molte comunicazioni dai vescovi, nonostante l’inasprirsi nel tempo delle condizioni di prigionia da parte delle guardie napoleoniche.
Il vescovo Lupi ha poi illustrato al Papa la situazione attuale della diocesi, alle prese con “difficoltà nella vita di famiglia particolarmente fragile, nel campo educativo, dove si riscontra che spesso i genitori, molto attenti agli aspetti materiali della crescita dei figli, sono meno preoccupati di educarli agli autentici valori umani e cristiani”.
Monsignor Vittorio Lupi ha ricordato anche la povertà e l’emarginazione “che interpellano fortemente la comunità cristiana, che deve vincere forme di indifferenza ed egoismo”, la natalità molto scarsa e l’età media della popolazione “assai alta”. Poi ha evidenziato come “grande sia la necessità di nuove vocazioni”. “Pur essendo a Savona da soli tre mesi – ha concluso mons. Lupi – ho constatato come è sano il tessuto della comunità, ho notato impegno e collaborazione per costruire un futuro insieme”. Quindi il vescovo ha donato al Santo Padre una casula in ricordo della visita savonese.