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Economia

Acqua e rifiuti: Liguria spaccata a metà per tariffe e servizi

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Acqua e rifiuti: Liguria spaccata a metà per tariffe e servizi
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Liguria spaccata da profonde differenze territoriali e di utenza: questo emerge dai risultati del monitoraggio regionale 2012 delle tariffe del servizio idrico e di raccolta dei rifiuti urbani. Lo studio, condotto da Unioncamere Liguria, è stato presentato questa mattina da Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio di Genova, Maurizio Scajola, segretario generale di Unioncamere Liguria, Francesca Signori e Samir Traini di Ref Ricerche.

“In generale – spiega Maurizio Scajola – per il Servizio idrico integrato a Genova e alla Spezia, dove la qualità erogata dal gestore è la migliore della Liguria, la spesa è superiore rispetto a quella regionale, mentre Savona e Imperia si posizionano al di sotto della media. Sul fronte rifiuti, Genova, La Spezia e Imperia registrano i costi più alti, ma solo il capoluogo ligure si caratterizza per il binomio alta spesa-alta qualità”.

La spaccatura geografica dipende soprattutto dal tipo di tariffa applicata. Nel caso dell’idrico, la netta distinzione è tra i Comuni che applicano il Metodo normalizzato (le Province di Genova e della Spezia), con tariffe definite da un’Autorità di regolazione locale sulla base dei costi e degli investimenti, e quelli che applicano ancora il regime transitorio Cipe (Imperia e Savona), dove le tariffe vengono deliberate dai Comuni sulla base delle delibere Cipe, ferme a luglio 2010.

Nel caso dei rifiuti, invece, le differenze maggiori sono tra i Comuni a Tarsu, in cui il gettito totale non deve necessariamente coprire i costi del servizio, e quelli a Tia, dove oltre alla copertura integrale dei costi deve essere garantito il rispetto del principio comunitario “chi inquina paga”: le aliquote dipendono dalla producibilità di rifiuti della specifica utenza. “Ma in entrambi i servizi – aggiunge Scajola – un aspetto da non sottovalutare è la ripartizione del carico tra le famiglie e le imprese e, all’interno di queste, tra diverse categorie. Per il Sistema idrico integrato i Comuni genovesi, spezzini e imperiesi, adottano una struttura tariffaria relativamente meno onerosa per le famiglie rispetto alle imprese, mentre in tutti gli altri la situazione è più favorevole alle Pmi”.

Dall’altra parte, per il Servizio di gestione e smaltimento dei rifiuti urbani, i Comuni di medie e piccole dimensioni (sotto i 50 mila abitanti) adottano aliquote relativamente meno favorevoli per le famiglie, mentre quelli di medie e grandi dimensioni (tendenzialmente a Tia) distribuiscono maggiormente il carico tariffario sulle imprese. In particolare, Savona è l’unico capoluogo a distribuire il carico tributario equamente tra le categorie di utenza, mentre negli altri la spesa sostenuta dalle famiglie è relativamente più contenuta rispetto a quella delle imprese.

Per una famiglia ligure di tre componenti la spesa annua può variare, a seconda del Comune, tra i 114 e i 312 euro circa per il servizio idrico e tra i 144 e i 435 euro per quello di igiene urbana. Tra le categorie produttive, per un ristorante di 180 metri quadri che consuma 1.800 metri cubi di acqua, la spesa annua per il servizio idrico integrato può variare tra i 1.300 e i 6.500 euro circa, quella per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani tra i 600 ed i 6.000 euro.

Prendendo in considerazione un’altra categoria economica, come un albergo, le spese crescono ancora: si superano anche i 23.500 euro annuali in media per un albergo che consuma 8 mila metri cubi d’acqua, mentre le spese di smaltimento rifiuti arrivano a circa 6 mila euro all’anno. La spesa è più contenuta, ma sicuramente consistente, se si prende in considerazione l’attività di parrucchiere: la media per i rifiuti prodotti è di 470 euro all’anno e arriva anche a 855 euro per l’acqua consumata (circa 400 metri cubi).

Nel settore dei rifiuti, il 2013 doveva essere per tutti i Comuni l’anno di passaggio alla Tares, la nuova tassa che prevede la copertura integrale dei costi del servizio e una loro ripartizione sulla base del “chi inquina paga”. Nonostante la legge di conversione abbia salvato “in extremis” i regimi Tarsu e Tia, buona parte dei Comuni hanno deliberato l’entrata in vigore del nuovo tributo: i risvolti sulle aliquote sono stati in alcuni casi significativi. È il caso delle variazioni frutto di una redistribuzione del carico all’interno dei diversi nuclei famigliari: in quelli monocomponenti l’impatto è stato di oltre il -15% a Genova e Imperia, mentre nelle famiglie di cinque persone lo scostamento ha superato anche il +30%. Per quanto riguarda le imprese, invece, le categorie industriali come quelle di trasformazione alimentare hanno visto ridursi il corrispettivo dovuto anche del 30%: si tratta di Imperia, dove le imprese caratterizzate da una maggior produzione di rifiuti, come un ristorante, hanno invece registrato aumenti fino al +142%.

Red.
3 Dicembre 2013 alle 12:55
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