L’anno scorso avevo azzardato un confronto fra il Vinitaly e il Salone Agroalimentare ligure e mi ero permesso alcuni consigli per migliorare la nostra manifestazione. Presumibilmente pochi produttori leggono Il Golosastro, in fondo non sono mica Massobrio. Non ho citato a caso uno dei più conosciuti e apprezzati critici enogastronomici e fondatore del Club Papillon: infatti quest’anno ho intenzione di parlare del Vinitaly e della manifestazione La Granaccia e i Rossi di Liguria.
Cosa dire riguardo al Vinitaly? Manifestazione come al solito affollata sia di pubblico che di aziende; sempre più realtà estere che si affacciano sul mercato e un proliferare dei cosiddetti “fashion wine”: prodotti costruiti per serate “in”, per gente “vip” in contesti “cool”. Poi li assaggi e ti rendi conto che in mezzo a tutto questo ragionare sulla presentazione, si sono scordati di metterci un vino decente dentro.
Per quel che riguarda la nostra Regione, ahimè devo registrare il solito passo indietro rispetto alle altre realtà: il solito stand che, volendo rispettare una specie di par condicio fra i produttori, si ostina ad esporre una serie di bottiglie rosse e bianche, di un materiale indefinito che parrebbe plastica. Così non si fa torto a nessuno ma l’immagine risulta quantomeno vecchia; giusto essere belli dentro, ma anche fuori in una manifestazione così male non farebbe.
Le bellissime foto dell’Agenzia in Liguria sicuramente fanno comprendere quanto bella sia la nostra terra, ma non dobbiamo scordarci che la Borsa Internazionale del Turismo c’è già stata (ed è proprio da tale fiera che arrivano le suddette foto) e che, quando si è al Vinitaly, dare rilievo ai vini non sembra essere l’idea peggiore. Insomma, sì presentare il territorio della nostra Regione, ma cerchiamo il prossimo anno di valorizzare anche visivamente i vini (e soprattutto facciamo delle brochure informative!).
E ora passiamo alla manifestazione con oggetto la nostra Granaccia, vino derivante dall’omonimo vitigno, chiamato anche Alicante (in Sardegna come clone si chiama Cannonau). Un vitigno molto coltivato in tutta Europa col nome Grenache (vi ricordate il mio articolo sulla Spagna enologica?). A fronte di una discreta promozione multimediale, è risultato difficoltoso raggiungere la bellissima Villa Maria (se non avessi saputo dov’era… la mancanza di indicazioni mi avrebbe fatto perdere sui monti). Un prezzo di ingresso ragionevole e inizia la degustazione fra i rossi liguri, il banchetto delle Doc liguri, quello dei vini da tavola e, al piano di sopra, la Granaccia e i vari Ciliegiolo in purezza o con tagli di altri vitigni, Sangiovese e Merlot compresi. Insomma una realistica “fotografia” dello stato dell’arte dell’enologia ligure.
Risultato? Non ci siamo e non sapete quanto mi dispiaccia; tanti, troppi vini con difetti che denunciano un’errata vinificazione; odore di fecce, zolfo, difetti che non si possono più accettare. Ben inteso: i soliti bravi c’erano, i produttori che sanno lavorare erano presenti, ma veramente troppi erano i vini insufficienti. Finito il giro, ancora con un mezzo bicchiere di vino in mano mi sono fatto preparare un piattino con due fette di salame, due di formaggio e una di prosciutto crudo (il crudo… nostra specialità?). Un piccolo assaggio dei nostri prodotti. Ringrazio la signora e faccio per andarmene quando mi ferma e mi dice: “sono 3 euro”. Non essendo scritto da nessuna parte e pensando che il prezzo di ingresso avrebbe coperto questo unico assaggio mi scuso e pago la gabella. Gli allestimenti erano dignitosi ma a carattere “volontaristico”, e chiunque sa che una manifestazione così ha un ben preciso intento di promozione economica del lavoro di tanti produttori. Quindi…
E poi… i biglietti da visita, le brochure, i fogli di spiegazione dei vini: perché non ci sono mai? Se mi piace un vino devo mettermi in tasca una bottiglia come promemoria tipo una nota pubblicità di un vino sicuramente commerciale? Dopo questo breve reportage termino con una preghiera, un’esortazione a chi organizza tali eventi, a chi produce il vino, a chi dirige gli enti pubblici e privati impegnati nel comparto enogastronomico (che, ricordo, è una componente fondamentale del comparto turistico). Leggete e fate tesoro dei commenti lasciati dal pubblico nel libro dei commenti, sforzatevi di capire che bisogna cambiare, migliorarsi per non rimanere isolati dentro un mondo che magari piace a noi (come il rosato che anni fa da noi era rosso mischiato con bianco), ma che ci farà perdere sempre più il turismo di nicchia tanto agognato dai vari Enti pubblici, Associazioni di categoria e per i quali la Regione sta spendendo parecchi milioni di euro. Se non partiamo da questi problemi legati ad una vecchia mentalità di produzione e di promozione, gli STL, le varie Agenzie, le Strade tematiche, le enoteche regionali e tutti i soldini che stanno investendo non ci salveranno da un triste futuro. E sempre più difficile sarà trovare un buon bicchiere di vino per dimenticare.