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Economia

La “vespa velutina” minaccia l’apicoltura ligure: produzione di miele a rischio, l’allarme del settore

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La “vespa velutina” minaccia l’apicoltura ligure: produzione di miele a rischio, l’allarme del settore
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Liguria. Il calabrone asiatico o vespa velutina fa davvero paura agli apicoltori liguri e del savonese. E’ il settore a lanciare l’allarme, in particolare l’associazione Apiliguria: il calabrone asiatico rappresenta ormai una minaccia per l’apicoltura e per molti piccoli imprenditori. Ormai se ne è accertata la presenza, in particolare nel ponente ligure dove vanta numerosi nidi insediati.

Il 30 novembre se ne parlerà in un convegno a Sanremo al Teatro del Casinò, organizzato proprio da Apiliguria e che chiamerà a raccolta gli apicoltori di tutta la Regione: al centro dell’incontro come conoscere e combattere la vespa velutina, approdata in Francia presumibilmente attraverso l’importazione di un carico di vasellame all’ovest nel 2004 dalla Cina. In questi anni ha colonizzato buona parte della Francia e questo anno è arrivata in Liguria attraverso la costa. Un primo individuo maschio isolato era stato trovato mesi primi a Loano.

A prima vista è molto simile al Calabrone Europeo (Vespa Crabro Linnaeus, 1761) con il quale può essere confuso facilmente. Presenta un addome più scuro con solo un “anello” giallo e un piccolo triangolino giallo. Le zampe sono visibilmente gialle ed è leggermente più piccolo del calabrone europeo, misura tra 17 e 32 cm. “La vespa velutina come tutte le vespe ha una dieta prevalentemente carnivora e si ciba di alimenti zuccherini in primavera inizio estate e poi di alimenti proteici fino all’autunno. Per le Velutina l’alimento proteico è rappresentato in prevalenza dal torace delle api mellifere ma si ciba presumibilmente anche di altri insetti. E’ quindi specializzata nella predazione delle api mellifere e non conosciamo quale sia il suo impatto sulle specie selvatiche impollinatrici in un territorio così ricco di biodiversità come il nostro ne i danni che potrà arrecare e alle mancate produzioni dovute a carenze di impollinazione” afferma Fabrizio Zagni di Apiliguria.

“A differenza delle api, che non fanno danni ne ai frutti ne alle persone, anzi impollinano, la vespa velutina come il calabrone può cibarsi anche di frutti maturi”. “Le api da miele vengono predate in volo quando tornando tentano di entrare nell’alveare dove le attende la vespa velutina che vola in hovering come un elicottero e le aspetta dando la schiena alla porticina dell’alveare. Ha un volo stazionario differente dal calabrone europeo e si notano le zampe gialle tenute in posizione divaricata pronte ad abbracciare al volo la povera ape che cerca di depositare il suo prezioso bottino all’interno dell’alveare. A questo punto l’ape non ha più scampo. L’ape è trasportata a qualche metro di distanza dove la vespa con le poderose mandibole la decapita, poi tranquillamente taglia via l’addome, le zampe, le ali e trasporta al suo nido solo la parte del torace più ricca in proteine, qui vene trasformata in omogeneizzato proteico e usato per la nutrizione delle numerose le larve”.

“Il ciclo vitale della velutina è simile a quello del calabrone. I grossi nidi autunnali vengono spopolati e pian piano le vespe operaie muoiono. Svernano solo poche Vespe fondatrici che in primavera fonderanno altri piccoli nidi. In primavera ogni Vespa fondatrice crea un nido primario simile a quello del calabrone comune (Vespa Crabro) della dimensione di una grossa arancia”. “Il nido primario viene abbandonato quando diventano più numerose per poi spostarsi e fondare il nido secondario, più grande, nella fronda degli alberi e arbusti. I nidi raggiungono dimensioni impressionanti anche superiori al metro di diametro”. “Sono costruzioni molto belle esteticamente, di forma circolare formata da una sorta di “cartone” creato dalle vespe masticando ed impastando fibre vegetali e contengono migliaia di individui. Serviranno da allevamento delle larve fino al mese di novembre e sono popolati da migliaia di individui. Verranno poi abbandonati in quanto sopravvivranno solo poche femmine fondatrici che troveranno un riparo per l’inverno per poi ricominciare il ciclo in primavera”.

“In questo periodo, l’autunno, il fabbisogno proteico dei grossi nidi di Vespa Velutina è enorme e le api subiscono pesanti perdite. Inoltre le api subiscono un notevole stress, sono occupate solamente a difendere la colonia e non raccolgono più nettare ne scorte per l’inverno. La perdita di molte api in un periodo così delicato come l’autunno rischia di compromettere la sopravvivenza delle colonie ed il loro invernamento andando a morire perché troppo deboli”.

Al momento il grave problema è oggetto di studio dalla Università di torino DISAFA dipartimento di apicoltura con lo scopo di studiare la diffusione e la pressione che esso creerà sulla fauna italiana: “È un problema che non può essere sottovalutato. L’esperienza del punteruolo rosso e della zanzara tigre lo insegnano. Purtroppo ho paura che non sarà l’ultimo e che dovremo essere pronti ad affrontare questo tipo di attacchi anche in futuro facendo “sistema” ed elaborando tecniche serie e condivise” conclude Fabrizio Zagni.

Red.
22 Novembre 2013 alle 17:52
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