
Regione. Il presidente della giunta Claudio Burlando, su richiesta di Melgrati, capogruppo del Pdl, questa mattina è intervenuto in aula sulla vicenda Carige.
“È inutile negare che la Banca e la Fondazione hanno attraversato, e attraversano ancora, un periodo molto tumultuoso e complicato. La banca ha ricevuto un’”attenzione” molto evidente da parte di Bankitalia, che si è conclusa con un’indicazione netta di effettuare cambiamenti radicali: l’aspetto più rilevante è che la banca è sottocapitalizzata e dunque, almeno in questa fase, Bankitalia chiede una ricapitalizzazione, in tempi brevissimi, di 800 milioni di euro. In secondo luogo, Bankitalia ha chiesto alla banca di inscrivere a bilancio rischi relativi a prestiti significativi concessi a numerosi gruppi che si troverebbero in difficoltà”.
“Questa banca affronta quindi, per la prima volta, un passaggio molto complicato ma è giusto sottolineare che negli ultimi decenni ha avuto una crescita enorme. Al di là delle polemiche – ha dichiarato Burlando – spero che questo Consiglio si voglia concentrare su un passaggio decisivo per l’economia ligure. Il rischio che si corre è enorme: il titolo in Borsa è sceso molto, dal 2.5 al 0.4 e, ora, allo 0.6: il fatto che sia risalito del 50 per cento sui valori minimi, da quando si è cominciata a mettere a posto la questione, è un elemento rassicurante. Tuttavia, è evidente che vendere le Assicurazioni – questa è l’ipotesi principale – in un momento in cui si è obbligati a farlo, non è un passaggio semplice: chi compra, sapendo che si è obbligati a vendere, evidentemente compra bene. Carige ha venduto l’SGR per 100 milioni di euro e tutti lo considerano un ottimo affare, ma mancano comunque sempre 700 milioni di euro. Vi sono altre possibilità oltre alle Assicurazioni, naturalmente. La prima è un’operazione molto complessa di rivalutazione degli “asset” recentemente acquisiti, l’altra vicenda importante è la rivalutazione delle quote in Bankitalia, che non so se potrà avvenire in tempo utile. Vi e poi l’aumento di capitale vero e proprio con l’apporto di capitali. La Fondazione è in grado di contribuire a un aumento di capitale? È chiaro che nel momento in cui il titolo è così basso e la necessità di apporto finanziario è così alta, la possibilità che con poche centinaia di milioni di euro un soggetto esterno possa acquisire il controllo della banca è molto rilevante. Quando queste operazioni avvengono perché si è costretti e non si opera nelle condizioni migliori, è abbastanza evidente l’esito possibile».
«Quando è emersa questa vicenda, è esplosa anche un’evidente guerra interna. Io sono stato rimproverato per aver usato pubblicamente toni forti. Ebbene, noi ce ne sentiamo dire tante, come classe dirigente, istituzionale e politica, però abbiamo anche il dovere di dire, qualche volta, che forse bisognerebbe anche da parte di altri usare toni e avere comportamenti diversi: in questo caso ne va del lavoro di tanta gente e dell’economia di tanta parte di questa nostra Regione. Non giova all’immagine della nostra Regione, della nostra economia e della nostra società uno scontro del genere, ed è giusto chiedere che si cambi passo e che si volti pagina. Francamente, mi sono anche veramente molto preoccupato quando la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Fondazione, che nel frattempo è stata anche votata, è intervenuta addirittura prima che la banca scegliesse il nuovo amministratore delegato, tanto più dal momento in cui il Presidente Castelbarco ha affermato di volersi dimettere, non essendo più al suo posto chi lo aveva nominato. Abbiamo veramente passato un brutto quarto d’ora, ma ci abbiamo lavorato in tanti e pian piano è cominciata ad emergere una posizione per preservare la banca da questo scontro. Dopodiché, credo che tutti abbiamo compreso con chiarezza come Bankitalia non gradisse un ulteriore “tourbillon” nella banca”.
Riferendosi alla recentissima nomina di Montani il presidente ha dichiarato: “Ora, l’amministratore delegato nominato è un genovese che io non conosco, ma che gode di stima, mi pare, unanime. Egli lascia una banca prestigiosa come la Banca Popolare di Milano e viene qui, mi pare in una logica che si può definire manageriale, in un momento delicatissimo, ad occuparsi di questa banca. Credo che tutti dobbiamo sperare in questa logica manageriale, in cui mi pare evidente che non vi sia stato nessun intervento di tipo politico. A questo nuovo management dobbiamo augurare di riuscire a fare cose difficilissime in pochissimo tempo, meglio che può e senza condizionamento alcuno. Tuttavia, quello che è successo ha tolto prestigio al sistema Banca/Fondazione dal momento che, dopo che per anni consiglieri d’amministrazione e consiglieri d’indirizzo hanno approvato in modo unanime ciò che veniva proposto, improvvisamente si scopre che al suo interno si registravano da tempo lacerazioni e tensioni. Penso che si debba mettere in sicurezza la banca almeno in quanto a “management”; poi in quanto all’azionariato non possiamo che sperarlo. Mi auguro si possa mettere in sicurezza anche la Fondazione attraverso un’operazione di alto profilo”.
Burlando ha poi lanciato un appello: “Nella Fondazione il consiglio nel suo complesso e alcuni consiglieri in particolare sarebbe bene che avessero competenze elevatissime nel campo economico-finanziario, considerato che in qualità di azionisti dovranno discutere con Bankitalia, con il Tesoro, con potenziali acquirenti e con potenziali investitori nella banca. La Fondazione, peraltro, ormai eroga pochissime risorse finanziarie, ragion per cui risulterebbero necessarie personalità altamente competenti in diversi settori (sociale, sanità, cultura, formazione, ricerca, sport) che siano molto attente al territorio e in grado di indirizzare in maniera adeguata le proprie risorse finanziarie seguendo una logica particolarmente accurata, visto che questi settori sono ormai agonizzanti. E trovo davvero inconcepibile che il consiglio d’amministrazione si riproduca all’infinito con il sistema della cooptazione. Rammento che in qualità di Presidente della Regione nomino una sola persona in consiglio d’indirizzo e da quando sono qui ho nominato una scienziata, la professoressa Franca Dagna Bricarelli, una genetista molto stimata. I consiglieri d’indirizzo, invece, ne cooptano ben 7. Se per voi va bene così – ha detto rivolgendosi ai consiglieri – lasciamo che le cose continuino ad andare in questo modo. Certo è che si tratta di un ceto che si auto-conserva. Se adesso l’esito di questa vicenda dovesse tradursi in una trasmigrazione consistente dal Comitato di indirizzo al Cda, sarebbe a mio avviso una brutta cosa. Se invece in questi pochi giorni la Regione, le due Province e i due Comuni di Genova e Imperia, le 3 Camere di Commercio (Genova, Imperia e Savona in questo caso), e i Vescovi di Genova, Albenga e Imperia, che nomina un rappresentante congiuntamente al Vescovo di Ventimiglia-San Remo, condividessero questo giudizio, il Consiglio regionale nei prossimi giorni potrebbe, se lo ritenesse opportuno, irrobustirlo”.
“L’operazione dovrebbe avere un certo profilo e un certo livello: del resto, questo Consiglio di indirizzo e questo Consiglio d’amministrazione della banca, insieme all’amministratore delegato appena nominato, in pochi mesi dovranno dare una risposta alle seguenti domande: questa banca si salva? Qualcuno la prende? E, in caso, chi sarebbe? Per farne che cosa? A me parrebbe che in questo momento la preoccupazione per questa risposta dovrebbe essere più importante che “piazzare” qualcuno lì dentro al quale poi si chiede magari di dare qualche soldo qui e là, perché è in gioco una cosa più grande ora”.
“È la terza volta che ne parlo – ha concluso Burlando – prima ho trattato l’argomento con gli enti, poi in Giunta e infine in questa sede. Se si vuol fare in un modo o nell’altro, è facile parlare, dividerci e discutere. Il fatto che Scajola si sia ridotto a riprendere le sue battute (di Melgrati, ndr) per fare polemiche non mi fa pensare bene della sua posizione attuale, ma comunque chiudo qua il tema. È chiaro che quelli che hanno destituito Repetto possono fare come vogliono, però è una responsabilità in parte loro, in parte di chi li ha nominati e in parte della politica nel suo complesso. Lancio qui un appello ad agire in modo diverso da come si potrebbe fare, da come forse qualcuno intende fare e, se si volesse fare così, siamo disponibili a dare una mano”.