
Savona. Due processi diversi, per due reati differenti, che però hanno qualcosa in comune: in entrambi i casi infatti gli imputati non sono stati condannati perché il giudice ha riconosciuto uno “stato di necessità” nel commettere i reati (un furto ed un porto abusivo di coltello) in questione.
Nel primo caso a giudizio c’era un cittadino di origine moldava, Vitalie Pulbere, 39 anni, residente a Roma, che l’11 ottobre scorso era finito in manette per un furto all’interno del centro commerciale “Le Serre” di Albenga. L’uomo aveva rubato all’Ipercoop una felpa del valore di 29,90 euro, un profumo ed una confezione di schiuma da barba. I vigilanti del negozio lo avevano però bloccato e consegnato ai carabinieri che lo avevano arrestato.
Pulbere era quindi finito a giudizio per direttissima. Durante il processo il suo difensore, l’avvocato Paolo Gianatti, ha ribadito, come già spiegato anche dall’imputato, che il furto era stato commesso per bisogno: visto l’abbassamento delle temperature la felpa gli era utile per proteggersi dal freddo. Il pubblico ministero accogliendo la tesi difensiva ha così derubricato il furto (articolo 624) nell’articolo 626, ovvero “furti punibili a querela dell’offeso”. Un reato che, al secondo punto del primo comma, prevede che sia “commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed urgente bisogno”. Una condizione che, secondo il pm, era soddisfatta nel caso di Pulbere. Vista l’assenza di querela nei confronti dell’imputato il processo si è quindi chiuso con una sentenza di non luogo a procedere per difetto di requisiti di procedibilità.
Il secondo procedimento vedeva invece a giudizio un clochard di 35 anni, Paul Micheal Akerman, nato a Roma, che era stato colpito da un decreto penale di condanna per porto abusivo d’arma. Il 10 agosto del 2012 infatti l’uomo era stato fermato a Noli per un controllo e trovato in possesso di un coltello del tipo “svizzero” con una lama di 7 centimetri. il difensore di Akerman, anche in questo caso l’avvocato Gianatti, aveva però presentato opposizione al decreto penale di condanna. Secondo il legale il possesso del coltello era giustificato da uno stato di necessità: gli serviva per tagliare il cibo. Una tesi che, evidentemente, è stata accolta dal giudice che stamattina ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste.