
Finale Ligure. Nei giorni scorsi il sindaco Flaminio Richeri ha incontrato presso la sala consiliare del Comune, i bambini della popolazione Saharawi ospitati a Finale Ligure per iniziative della Croce Verde di Finalborgo.
Da sette anni la Pubblica Assistenza ospita, con la collaborazione di alcune delle Associazioni della Consulta del Volontariato, una decina di bimbi provenienti da campi profughi nel deserto del Sahara, appartenenti alla popolazione Saharawi.
“Anche quest’anno, nel mese di agosto, sono stati accolti sul territorio finalese i bimbi chiamati ‘piccoli ambasciatori di pace’ perché sono chiamati a sensibilizzare il mondo occidentale riguardo alla situazione in cui vivono – dicono alla Croce Verde – Il popolo Saharawi vive dal 1975 in una divisione forzata: una parte si trova nei territori del Sahara Occidentale occupati illegalmente dal Marocco, un’altra nei territori liberati della RASD (Repubblica Araba Democratica Saharawi), mentre il resto vive in campi profughi in Algeria. Il Marocco a difesa dei territori occupati nel Sahara Occidentale, ha iniziato nel 1980 la costruzione di un muro , difeso da mine antiuomo per dividere il Sahara Occidentale e separare le famiglie. Il muro della vergogna, lungo 2.720 chilometri, alzato in sei tappe, protetto da 160.000 soldati armati, 240 batterie di artiglieria pesante, più di 20.000 Km di filo spinato, mille veicoli blindati e milioni di mine antiuomo proibite dalla convenzione internazionale. Aderendo al progetto di cooperazione internazionale sostenuto dall’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, la Croce Verde di Finalborgo si è unita alla rete di solidarietà delle associazioni di volontariato che da almeno trent’anni sostengono il popolo Saharawi con iniziative di carattere umanitario, politico e solidaristico. Il programma mira a realizzare l’accoglienza nei mesi di luglio ed agosto di bambine e bambini provenienti dai campi profughi Sahrawi e permettere loro di testimoniare la causa del proprio popolo. I campi profughi sorgono in pieno deserto, nei pressi di Tindouf, in situazione di precarietà per i beni di prima necessità (acqua e generi alimentari), le infrastrutture (scuole, ospedali trasporti, ecc.) e la comunicazione”.
“I bambini Saharawi, nati e vissuti nei campi profughi, sono vittime di questa situazione: vivono con pochi contatti con il mondo esterno e soffrono maggiormente le condizioni climatiche sfavorevoli, soprattutto in estate. Gli obiettivi principali del Programma mirano pertanto a dare ai bimbi un’apertura sul mondo esterno e su una cultura nuova e diversa; un’estate di riposo e svago e un clima più favorevole (attualmente nel deserto la temperatura si aggira sui 50 gradi); un controllo accurato dello stato di salute (esteso anche ai loro accompagnatori , molti bimbi hanno seri problemi); attività ricreative, culturali, sportive e artistiche” concludono alla Croce Verde.