
[thumb:7072:l]Savona. Il nucleo di polizia tributaria di Savona ha emesso questa mattina cinque provvedimenti restrittivi nell’ambito di un’operazione volta a colpire il fenomeno dell’usura, denominata “Free Money”. Le misure cautelari sono state firmate dal gip del Tribunale di Savona su richiesta del sostituto procuratore Ubaldo Pelosi. Le indagini, condotte tramite pedinamenti, intercettazioni telefoniche, ambientali e controlli bancari, sono iniziate nel giugno 2007, ed hanno portato all’arresto di una coppia già nota per episodi di strozzinaggio: Domenico Prostamo, 48 anni, originario di Vibo Valentia ma residente a Savona, e la moglie Franca Panara, 44 anni. Con loro agivano i savonesi Giuseppe Scalise, 52 anni, Virginio Alluigi, 73 anni, e Leone Principato, 57 anni.
Per quest’ultimo e per la consorte di Prostamo sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre gli altri tre sono stati colpiti dai provvedimenti di custodia cautelare in carcere.
Alluigi è un ex bancario, incensurato, ora in pensione. Principato è un ex imprenditore nei campi dell’abbigliamento e della ristorazione; anch’egli pensionato, era colui che più di frequente mediava i rapporti con i clienti.
Secondo gli inquirenti, l’operazione è stata completata all’80 per cento. Alcune difficoltà sono emerse dalla situazione disperata nella quale si trovavano alcuni commercianti di Savona che, spaventati dalle intimidazioni dei loro aguzzini, hanno taciuto sulle vicissitudini in cui erano rimasti coinvolti.
Gli episodi di usura sono iniziati nel 2003 e sono proseguiti con diversi rinnovi di cambiali. L’accumularsi dei prestiti e dei conseguenti interessi, che sono arrivati anche al 500% su base annua, ha causato l’impossibilità per le vittime di annullare il proprio debito. I prestiti, in un primo tempo, ammontavano a piccole cifre, per poi crescere in maniera esponenziale con il passare dei mesi. Alcuni hanno toccato i 60 mila euro. In un caso, una delle vittime, dopo aver chiesto un prestito di 12 mila euro, ha dovuto restituirne 30 mila ed in seguito le sono stati chiesti altri 20 mila euro. Un usurato ha ottenuto un finanziamento di 30 mila euro da una Onlus antiusura e ha dovuto immediatamente girarli ai malviventi.
L’organizzazione degli strozzini non prevedeva un capo, non vi erano ruoli specifici. Le vittime accertate sono almeno sette, anche se dalle ulteriori indagini sulla documentazione sequestrate nel corso delle diverse perquisizioni domiciliari la maglia degli usurati potrebbe essere ben più larga. Sicuramente riguarda commercianti del centro savonese quanto quelli delle zone più periferiche.
I soggetti venivano tartassati da più usurai della stessa organizzazione e subivano non solo episodi di violenza psicologica, ma anche danneggiamenti alle proprie auto. Scalise ed Alluigi, oltre al reato d’usura, sono accusati anche di estorsione a seguito delle minacce che erano soliti indirizzare alle vittime.
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