
Pietra Ligure. Stagione balneare e affollamento del pronto soccorso: un’equazione scontata ogni anno. Super lavoro nei fine settimana, ma anche negli altri giorni all’ospedale di Pietra Ligure. “Il momento tipico è legato alla fine della scuola e all’afflusso turistico, ma è uno scenario che si ripete ogni estate – sottolinea dice Walter Cataldi, direttore del pronto soccorso e medicina d’urgenza del Santa Corona – Gli ortopedici sono una ‘grande attrazione’ qui nel nostro ospedale. Arrivano sia i politraumi sia le piccole fratture”.
“Tutti vogliono andare al pronto e al Centro Traumi del Santa Corona – prosegue il dottor Cataldi – La vera estate per noi comincia quando chiudono le lezioni scolastiche. Ora è presto per confrontare i numeri sugli accessi. Ma per ora non notiamo differenze rilevanti rispetto all’anno scorso. Anche il numero di anziani che si rivolgono a noi rimane invariato”.
Cadute in casa, movimenti domestici maldestri, incidenti in bicicletta: questi gli episodi traumatici che nella maggior parte dei casi si contano al pronto soccorso pietrese. “Più degli scivoloni sugli scogli, che sì sono emblematici dell’estate, ma non così frequenti e, comunque, comportano conseguenze gravi di solito” evidenzia il direttore Cataldi.
Molti accessi risultano anche inappropriati: in molti scambiano la struttura del Santa Corona, destinata a gestire casi ad alta complessità ed emergenza, per uno spazio ambulatoriale nel quale approfondire aspetti clinici non urgenti o cronici. Troppo presto, ora, per valutare l’effetto della riorganizzazione ospedaliera (Albenga e Cairo) nella chiave degli accessi al pronto soccorso. Sta di fatto che quello del Santa Corona riflette la centralizzazione dei pazienti da tutti gli altri nosocomi e questo si avverte di più con la moltiplicazione estiva della popolazione.
“Spesso dal nostro osservatorio notiamo qualcosa di più rispetto all’evento traumatico o alla ferita: c’è la solitudine di tante persone. Una solitudine ed un male di vivere che toccano diversi strati sociali. Proprio oggi una signora con una vertebra schiacciata, alla quale abbiamo raccomandato un lungo riposo a letto, ci ha detto che non avrebbe voluto tornare a casa, perché vive da sola. Nell’esperienza quotidiana notiamo un crescente disagio sociale” conclude il dottor Cataldi.