
Pietra L. “Vivo di speranza, di fede, di caparbietà: io non ho paura”. Mariagrazia Ravera lo diceva al mondo, a testa alta e con una determinazione inimmaginabile, ma soprattutto lo urlava al suo nemico più grande, quello contro cui combatteva da anni: Mariangelo.
Gli aveva voluto dare un nome, come si fa con qualsiasi persona, per avere l’illusione di una battaglia alla pari, anche se sapeva benissimo che così non era. E così sconfiggere il suo cancro – anzi, il suo Mariangelo – era diventato un obiettivo da perseguire giorno dopo giorno, ora per ora, perché, ripeteva Mariagrazia, anche dal suo blog, “io non ho paura”.
Oggi la 48enne di Pietra Ligure se n’è andata. Senza paura, ma se n’è andata. Era ricoverata da tempo al Santa Corona e questa mattina ha dovuto arrendersi a un male che divora. Eppure la sua guerra contro la malattia è riassunta in un inno alla vita che fa sbiadire le nostre pochezze quotidiane, i giorni trascorsi a lamentarsi del nulla, e a picchiare i pugni sul tavolo per ottenere chissà che.
“La vita mi ha regalato molto, e quando dico molto sono ancora irriconoscente: la bellezza, il successo, una famiglia numerosa e piena di amore, amici insostituibili e veri, la gioia nel cuore e la sensibilità di cogliere attimi magici – scriveva Mariagrazia – Ma un giorno di due anni fa, sotto la doccia, scoprii un nodulo sporgente a livello della ascella destra. Capii subito che le cose sarebbero cambiate dentro il mio corpo e avrebbero segnato la mia vita. Il cuore si fermò per un attimo, tutto il mio equilibro vacillò: ero ammalata di cancro”.
“Un’amica che aveva combattuto sullo stesso fronte diceva ‘dagli un nome, grace, cosi lo combatterai meglio’. Lo chiamai Mariangelo e cominciai una lunga battaglia, come una partita a scacchi. Mi sentii una vera guerriera ….’Grace la guerriera’. Mi tolsero il seno e 33 linfonodi. Era arrivato all’esofago e voleva raggiungere la mia gola. Nove ore di intervento non glielo permisero, ma visto la sua origine ormonale e la sua rapida esponenzialità si attaccò alla mia rachide”.
“La nostra partita si fece più complicata – raccontava la 48enne pietrese – Oggi, alla soglia dei 48 anni, non ho mai perso il mio sorriso e la voglia di vivere e di farcela. E nonostante tutto sono consapevole di un altro anno passato, dato che il mio e’ un tumore osseo cronico, senza via di uscita, fino a che la ricerca non trovi la cura per sconfiggerlo. Vivo di speranza, di fede, di caparbieta’: io non ho paura”.