Alassio. E’ sulle immagini delle telecamere cittadine che i carabinieri di Alassio fanno affidamento per individuare i tre rapinatori che ieri pomeriggio, armati di martelli e pistola (poi risultata giocattolo), hanno assaltato la gioielleria “Severi” in pieno budello alassino, portando via un bottino che, tra Rolex del valore di 40 mila euro ciascuno e anelli Cartier preziosissimi, sarebbe vicino al mezzo milione di euro.
Non tutti gli “occhi elettronici”, però, sembrano aver fatto il loro dovere. Al momento sono visibili le immagini delle telecamere del budello, che riprendono la fuga dei tre che, dopo aver percorso qualche metro in direzione ponente, hanno svoltato a destra in un vicolo e sono riusciti a volatilizzarsi.
Tuttavia i tecnici starebbero incontrando non poche difficoltà a estrapolare le immagini del circuito della gioielleria: forse perché non funzionanti perfettamente, fatto sta che, al momento, non sono a disposizione dei carabinieri.
A breve, invece, saranno visionati i fotogrammi che dovrebbero immortalare i tre mentre prendono il caffè in un bar in zona stazione: il tutto sarà utile per ricostruire i loro movimenti, dal momento che non si sa nemmeno quale mezzo abbiano utilizzato per la loro fuga.
Al momento li si può solo vedere mentre, vestiti da turisti, e dopo aver seminato il panico all’interno del negozio “Severi” – dove, dopo essersi fatti mostrare orologi da circa ottomila euro, con tanto di martello, hanno spaccato le vetrine e arraffato tutto il possibile, mentre uno dei complici minacciava i proprietari e la commessa con una pistola giocattolo – scappano lungo il budello per poi prendere il vicolo all’altezza della panetteria del neo sindaco Canepa.
I carabinieri pensano possa trattarsi di una banda di slavi residenti in Costa Azzurra, forse a Nizza, che va in trasferta nella vicina Liguria per portare a termine colpi simili. Come quello di qualche anno fa ai danni della gioielleria “Silvana” con tanto di sparatoria in pieno budello. Per questo, i militari dell’Arma hanno allertato anche la polizia di frontiera.
Si fa poi affidamento sulle analisi del Ris sugli oggetti abbandonati dai rapinatori: il martello e la pistola, ad esempio, che potrebbero riportare impronte digitali o residui biologici – come il sudore – di qualche componente del gruppo di malviventi. Accertamenti di questo tipo avevano fatto la differenza nella rapina portata a termine un anno e mezzo fa ad Andora, con due criminali che avevano derubato due anziani davanti alla loro villa per poi fuggire: durante la ritirata, però, oltre a perdere un pezzo del motorino su cui viaggiavano, uno dei “furbetti” – si fa per dire – aveva perso anche un guanto, da cui è stato estratto il DNA di uno dei colpevoli. Di qui, le manette.