
Finale L. La Festa dell’Inquietudine di Finale Ligure celebra, nel 150° della nascita, Gabriele D’Annunzio, grande “inquieto”, uomo moderno, inserito pienamente nel XX secolo, quello del futurismo, della velocità, del volo, della pubblicità, dell’immagine e della comunicazione di massa.
Le iniziative dedicate al Vate sono organizzate in collaborazione con la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e si terranno sabato 1° giugno all’Auditorium di Santa Caterina in Finalborgo (dalle ore 21, ingresso libero). In programma la proiezione di un filmato girato al Vittoriale degli Italiani, un dibattito – che vedrà la partecipazione, fra gli altri, del direttore del Salone del Libro di Torino Ernesto Ferrero e dello storico e saggista Giordano Bruno Guerri – e l’esposizione di un carteggio inedito fra D’Annunzio e il conte Pier Filippo di Castelbarco.
A dare il via alle iniziative sarà la proiezione del film girato da Eros Achiardi nella cornice del Vittoriale a Gardone Riviera, con l’attore Roberto Tesconi nei panni del Vate (ore 21). Al termine della proiezione si terrà il dibattito “L’inquieto D’Annunzio e la Carta del Carnaro, Costituzione avveniristica e libertaria”, al quale parteciperanno Ernesto Ferrero, Giordano Bruno Guerri (presidente della Fondazione Il Vittoriale degli italiani), Mariko Muramatsu, docente di lingua e cultura italiana all’Università di Tokio, e lo scrittore Giuseppe Scaraffia.
“D’Annunzio è stato portatore di una grande inquietudine – dicono al Circolo degli Inquieti – Ne sono espressione anche la controversa conquista di Fiume e la Carta del Carnaro. Fiume fu un’esperienza limitata, durata poco più di un anno, ma lì d’Annunzio, con la Carta del Carnaro, gettò un seme che avrebbe germinato, e germinerà, nei decenni a venire. Una Carta che fa impallidire molti testi costituzionali vigenti oggi nel mondo, per la sua apertura democratica e per la spregiudicatezza di molti suoi assunti centrali, che oggi definiremmo libertari”.
Nel corso della festa sarà esposto un prezioso carteggio intercorso tra Gabriele D’Annunzio e il conte Pier Filippo di Castelbarco, ardito fiumano originario di Loppio, vicino a Riva del Garda. Castelbarco ebbe con D’Annunzio un profondo sodalizio umano ed intellettuale, destinato a durare anche oltre la breve ma intensa stagione della Reggenza del Carnaro, fino alla morte del Vate.