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Cronaca

Uranio impoverito, si allunga la battaglia del vice brigadiere savonese: “Cinque rinvii di udienze, ma non mi arrendo”

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Uranio impoverito, si allunga la battaglia del vice brigadiere savonese: “Cinque rinvii di udienze, ma non mi arrendo”
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Savona. Cinque rinvii e i mesi che scorrono inesorabili e “in compagnia” di una malattia che non si vorrebbe nemmeno pronunciare: melanoma.

I tempi e i percorsi, a volte tortuosi, della giustizia non combaciano con quelli di Gaetano – 44 anni, vice brigadiere dei carabinieri fino a quattro anni fa in servizio all’ombra della Torretta e ammalatosi di cancro al ritorno di una missione all’estero – che da anni lotta per vedersi riconosciuta la causa di servizio. La stessa che gli è stata negata dal Comitato di Verifica per le cause di servizio presso il Ministero Economia e Finanze, e che non vede un collegamento diretto tra i compiti svolti dal militare in Kosovo, a contatto con l’uranio impoverito, e la diagnosi di tumore.

“Troppi militari sono già morti tra il silenzio assordante dello Stato” ha sempre denunciato Gaetano, che lo scorso 23 aprile si è presentato per l’ennesima volta in tribunale a Savona, davanti al giudice del lavoro, per vedersi rinviare l’udienza per la quinta volta e con la stessa identica motivazione: la mancata consegna, da parte di chi di dovere, della relazione tecnica tramite la quale si dovrebbe accertare se esista o meno il collegamento tra i compiti svolti in Kosovo dal vice brigadiere e la malattia con cui combatte da anni. Ora, il nuovo limite imposto dal giudice per la consegna del documento è il prossimo 30 maggio, mentre l’udienza si terrà il 4 giugno.

“Nel frattempo però mi è arrivata una raccomandata da parte del Ministero della Difesa che conferma il mancato riconoscimento della causa di servizio – dice Gaetano – Sono davvero amareggiato perché anche questi continui rinvii hanno fatto sì che il Ministero ribadisse il suo no. Per fortuna ci sono procure, come quelle di Rimini e di Padova, che stanno indagando sulle morti di tanti militari che avevano svolto servizio all’estero, e che hanno aperto un’indagine per omicidio colposo a carico di ignoti. Questa è una tragica realtà che non si può più negare, noi non possiamo più essere ignorati”.

Col “noi” il vice brigadiere savonese fa riferimento ai circa 2500 militari o ex militari gravemente ammalati per contaminazione da uranio impoverito, e ai 200 morti (dati dell'”Associazione vittime uranio”). Gaetano tra il settembre 2003 e l’aprile 2004 è stato in missione in Bosnia e in Kosovo con la Msu, la Multinational Specialized Unit, la forza di polizia che aveva compiti di lotta al crimine organizzato e al terrorismo. Al ritorno, come previsto dal protocollo Mandelli, è stato sottoposto a visite mediche regolari, fino a quando, nel dicembre 2008, gli è stato diagnosticato un tumore alla pelle. Alla fine, gli è stata riconosciuta un’invalidità del 77%, non può più svolgere le mansioni come sovrintendente della radio mobile come ha sempre fatto, e conseguentemente gli è stato decurtato lo stipendio.

Oggi la sua missione è quella di vedersi riconosciuta la causa di servizio e ricordare i colleghi morti dopo aver servito lo Stato.

Federica Pelosi
30 Aprile 2013 alle 12:31
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