
Savona. Si sono allontanati dalle comunità alle quali erano stati affidati e sono spariti nel nulla. Vista l’assenza dei cinque stranieri, tre siriani (uno di 21, l’altro di 36 anni e un altro ancora di 34, disabile, in sedia a rotelle) e due afghani di 16 anni, questa mattina non c’è stato nessun incidente probatorio per la vicenda dell’autista turco, Ambdullah Keskin, 47 anni, arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché li trasportava illegalmente nel cassone del suo tir.
In tribunale si sarebbero dovuti presentare, per essere sentiti dal gip Emilio Fois, Keskin e i cinque profughi, ma il confronto è saltato proprio per l’impossibilità di reperire gli stranieri. L’autista, durante l’interrogatorio di convalida del fermo, si era difeso spiegando di essere all’oscuro della presenza dei cinque nel suo rimorchio: “Non sapevo che fossero nel cassone e appena ho sentito dei rumori provenire da lì sono io che ho chiamato la polizia”.
nel rimorchio del suo tir.
Il camionista, assistito dall’avvocato Ballabio, aveva negato con decisione di sapere che, insieme ad un carico di vestiti, trasportava quelle persone, ovviamente tutte prive di permesso di soggiorno: “Sono partito da Istanbul, se avessi avuto il compito di portarli in Italia li avrei fatti scendere ad Ancona senza portarli fino qui. Io so solo che ho recuperato il rimorchio con i sigilli e non l’ho mai aperto”. Nonostante questa versione il giudice aveva convalidato l’arresto di Keskin che era rimasto in carcere. Alla luce dell’impossibilità di ascoltare i cinque clandestini, lunedì, il difensore dell’autista presenterà un’istanza di scarcerazione per il suo assistito.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, a dare l’allarme erano stati alcuni automobilisti che si erano fermati per una sosta all’area di servizio di San Cristoforo Nord, sull’autostrada A10. Mentre raggiungevano l’autogrill per un caffè diverse persone avevano sentito arrivare dal rimorchio di un tir parcheggiato grida in lingua straniera e i colpi di qualcuno che batteva furiosamente i pugni contro le paratie. A quel punto erano intervenute le volanti della questura e della polizia stradale che avevano forzato le porte del camion e avevano scoperto i cinque clandestini.
Il loro era un viaggio disperato: partiti dalla Turchia erano passati attraverso la Grecia e poi lungo la costa adriatica come risulta dal controllo del tachigrafo. Dai primi accertamenti emerge che, per quel viaggio, gli afghani dicono di avere pagato 1500 euro a testa, i siriani 4 mila. I cinque, disidratati e spossati, erano stati soccorsi e accompagnati in questura. Poi i minori erano stati affidati a una comunità, come aveva stabilito il tribunale di Genova, e gli altri a una struttura specializzata per i rifugiati umanitari. Strutture dalle quali si sono poi allontanati facendo perdere le proprie tracce.