
Albenga. Rapinatori seriali che agivano con la tecnica denominata “tampona e fuggi” ai danni di ignari automobilisti. Si tratta di tre albanesi, Altin Pasha, 23 anni, Almir Ginaj, di 22, Evaristo Shamejaj, di 27, e un marocchino, Achraf Hachad, di 33, che secondo l’accusa avevano messo a segno, nei primi mesi del 2012, almeno sette colpi tra Loano e Albenga. I quattro questa mattina sono finiti davanti al giudice per l’udienza preliminare Emilio Fois per rispondere dell’accusa di rapina.
Pasha ha scelto di patteggiare ed è stato condannato a cinque anni di reclusione e 800 euro di multa. Hachad ha invece chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato e, di conseguenza, il giudice ha rinviato il procedimento per la discussione al prossimo 11 aprile quando verrà presa anche una decisione sulle posizioni di Ginaj e Shamejaj che potrebbero essere anche rinviati a giudizio.
La tecnica usata dalla banda era quella tipica delle “banlieues” d’oltre Manica: i delinquenti tamponavano l’auto che li precedeva e, quando il malcapitato scendeva dalla macchina per accertarsi del danno, veniva aggredito con calci e pugni e rapinato degli effetti personali e della vettura. I ladri si servivano poi dell’auto rubata per colpire una seconda volta e cambiare così il mezzo per evitare di essere identificati, visto che i colpi si verificavano ogni due giorni.
Gli uomini del Nucleo Operativo della Compagnia di Albenga avevano lavorato senza sosta su piccoli indizi lasciati dai malviventi (anche perché in alcuni casi agivano a volto scoperto), e dopo alcune settimane era arrivata la svolta da un’impronta lasciata su una delle macchine rubate: prima con il fermo ventenne albanese Pasha (in un primo momento fuggito nel suo Paese, ma poi tornato a Genova dalla fidanzata) e poi con l’individuazione degli altri complici.