
Cairo. “L’ottenimento di questi benefici potrebbe costituire un indubbio vantaggio per tutti i lavoratori, prossimi o no alla pensione, ma è doveroso sottolineare che non si tratta di un ammortizzatore sociale come si è voluto far intendere nel corso del succitato incontro”. La precisazione arriva dai cassaintegrati di Ferrania dopo l’incontro di ieri in Regione sulla procedura di riconoscimento per i lavoratori dell’esposizione all’amianto con i relativi benefici previdenziali.
“Le questioni ancora aperte e importanti, su cui si sollecita un immediato intervento, sono le seguenti – aggiungono, però, i lavoratori di Ferrania -: dimensionamento subito dalle maestranze, nella cessione di azienda, tra Ferrania S.p.A. in amministrazione straordinaria a Fitra S.p.A; i criteri di scelta attraverso i quali alcune decine di loro colleghi sono transitati, mediante una presunta “procedura di mobilità volontaria”, da Ferrania Technologies S.p.A. a Ferrania Solis; i continui ritardi con i quali l’azienda, durante il 2012, ha versato i bonifici al Fonchim (fondo pensione) che hanno prodotto possibili perdite di interessi attivi per gli iscritti; l’ingente investimento pubblico, di circa quindici milioni di euro, che la Regione Liguria, nel 2009 ha fatto sul piano di rilancio di Ferrania e che ad oggi non ha prodotto alcun apprezzabile risultato in termini occupazionali; la deroga ai criteri di scelta di cui all’art. 5 comma 1, della legge 223/1991, sancita con accordo sindacale del 30 novembre 2012”.