
Albenga. L’obiettivo era quello di porre un freno all’emigrazione sanitaria dei savonesi che, per ragioni chirurgiche, si spostano in altre regioni, attraverso il recupero dei pazienti ortopedici.
Un obiettivo che il “giovanissimo” reparto di artoprotesi del Santa Maria di Misericordia di Albenga (che prevede la sinergia tra la parte pubblica e quella privata gestita dal Gruppo Sanitario Ligure – GSL), pare aver centrato in pieno, almeno stando alle parole del Alessio Albani: “Il bilancio sulla riduzione delle fughe di pazienti è positivo, sia per i savonesi che per gli imperiesi. Merito dell’azione di GSL e dell’Asl2, a partire dalla direzione aziendale, che ha creduto al progetto e lo ha supportato. GSL è a tutti gli effetti un reparto dell’ospedale e come tale acquisisce tutti i servizi connessi dal nosocomio (laboratorio, diagnostica, riabilitazione)”.
Tra le discipline particolarmente critiche a livello regionale, nell’ambito delle cosiddette fughe, vi è proprio l’Ortopedia e nello specifico gli interventi di chirurgia protesica di anca e ginocchio e l’artroscopia di spalla e ginocchio. Conseguente quindi la necessità di riorganizzare l’offerta di queste prestazioni, individuando specifici poli ortopedici sul territorio ligure: di qui la mascita del reparto presso il nosocomio ingauno.
Il progetto può dirsi riuscito. A dimostrarlo è anche la partecipazione al Congresso “Artroprotesi, approccio chirurgico e riabilitativo” che si è tenuto questa mattina al Santa Maria di Misericordia. “Questo convegno è rivolto a fisioterapisti e medici di famiglia – spiega il professor Guido Grappiolo, responsdabile Chirurgia Protesica di GSL – Una sorta di aggiornamento sullo stato dell’arte della protesi dell’anca e di tutte le patologie collegate e che coinvolgono l’anca”.
Giovanni Ricci, direttore reparto Malattie infettive dell’ospedale di Albenga aggiunge: “Il significato e compito di una struttura come la mia, che è multidisciplinare, è trattare le complicanze di quella che è la chirurgia protesica e trattarla all’interno di un modello, che a tutt’oggi non ha uguali in Italia, di compartecipazione e condivisione tra ortopedici, fisiatri, microbiologi eccetera. Di qui l’importanza di intervenire in questo convegno che è un momento di integrazione importante tra le varie professionalità”.
Nel corso del convegno di questa mattina, grazie alla presenza dei maggiori specialisti italiani e sotto la regia di Cesare Cometto sono state analizzate sia le procedure e le tecniche chirurgiche sia il percorso riabilitativo della protesi dell’anca.
Si é partiti dalle valutazioni e dalle conseguenti decisioni riguardanti la necessità di procedere all’impianto per arrivare alla scelta del tipo di protesi, i vari modelli e le loro componenti. Su quest’ultimo aspetto sono stati analizzati in dettaglio vantaggi e controindicazioni sulla scelta dei materiali ed i loro abbinamenti: metallo-metallo, metallo-ceramica, ceramica-ceramica, etc.
Particolare attenzione è stata data alla revisione delle protesi d’anca. Nel dibattito é emerso anche la possibilità di prendere in considerazione anche le vie di accesso all’anca con l’obiettivo di limitare l’invasività dell’intervento e di rendere più rapido il recupero funzionale.
Considerando infine che sono ormai molti i pazienti che si sottopongo ad impianto di protesi in età giovanile, sono stati trattati anche i problemi dell’impianto di una protesi d’anca nei soggetti che praticano sport. Infine affrontando il tema del trattamento riabilitativo, i relatori hanno evidenziato e condiviso quanto già avviene presso il reparto GSL, il paziente già in piedi nella prima giornata post operazione e riabilitazione immediata per ottenere un rapido recupero funzionale.