
Savona. Quando si dice utilizzare due pesi e due misure. Pesi e misure che, nel caso specifico, riguardano cartelloni pubblicitari che fanno bella mostra di sé a Savona, tra una serie di regole e di disposizioni che sembrano valere per qualche ditta mentre per altre sembra vigere una sorta di anarchia.
Almeno stando all’esposto presentato il 5 febbraio scorso alla Procura della Repubblica di Savona e firmato da Alessandro Lagorio, che, in qualità di amministratore di due società che lavorano nel campo della pubblicità (MOVES s.r.l. e Byacom s.r.l.), era stato multato per aver installato alcuni maxi cartelloni di metallo (in via Vittime di Brescia, in corso Svizzera e sul lungomare Matteotti, all’incrocio con Largo De Meo) senza avere le necessarie autorizzazioni con la conseguente rimozione degli stessi.
“Si precisa – scrive Lagorio nell’esposto – che la collocazione era effettuata in maniera del tutto erronea dall’installatore che non seguiva le indicazioni da parte della Byacom (la collocazione avrebbe dovuto essere effettuata in tutt’altro luogo) e, pertanto, gli impianti venivano installati erroneamente nelle predette vie. Giova tuttavia rilevare come i predetti impianti fossero stati collocati in zone nelle quali sussistevano (e sussistono) diversi altri impianti pubblicitari”.
Intanto, nel mese di giugno 2012 una associazione di categoria, la AIPE (Associazione Italiana Pubblicità Esterna) avrebbe inviato al Comune di Savona ed al Comando di Polizia Urbana una istanza di accesso agli atti, con la quale chiedeva di poter prendere visione dei documenti autorizzativi di tutta una serie di impianti collocati in alcune zone della città di Savona, in particolare in prossimità di rotonde e di incroci semaforici. Documenti che hanno evidenziato una serie di incongruenze, tra regole non rispettate e concessioni scadute.
“Ciò nonostante – rileva Lagorio -detti impianti erano presistenti alla collocazione, peraltro errata, della Byacom e permangono tuttora senza che il Comune si sia minimamente premurato di procedere alla loro rimozione”. E di qui la questione fondamentale del “due pesi e due misure”: “Non vi è chi non veda, nel caso di specie, come il comportamento della pubblica amministrazione che omette di rimuovere cartelli aventi le caratteristiche di irregolarità ed abusivismo di fatto agevoli alcune imprese a discapito di altre”.
Vi sarebbe infatti una giungla di cartelloni pubblicitari, posizionati anche in aiuole o all’intersezione di strade (proprio come quelli delle ditte di Lagorio e fatti rimuovere tempestivamente) che permarrebbero nonostante siano in contrasto con l’art. 13 comma 1, lett. a del Piano generale degli Impianti Pubblicitari.
“Si può facilmente evincere – recita l’esposto – il comportamento degli organi comunali che di fatto tollerano installazioni pubblicitarie abusive, sia perché mai autorizzate sia perché munite di autorizzazione scadute da diverso tempo, accampando a sostegno della propria inerzia nella rimozione, palesi scuse e giustificazioni inesistenti ed infondate. Non solo, ma quanto sopra contrasta apertamente con il comportamento tenuto dal Comune di Savona nei confronti delle società esponenti” per cui, in sostanza, le regole sono state fatte valere eccome.
“Tutto quanto sopra esposto potrebbe integrare, laddove ne venga riconosciuta la sussistenza dei presupposti, i reati di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) e di omissione di atti d’ufficio (art. 328, co.2 c.p.)” si legge nell’esposto in questione che fa riferimento alla Suprema Corte che, con la sentenza n. 25162/08, stabilisce che “In tema di abuso d’ufficio, il requisito della violazione di norme di legge può essere integrato dall’inosservanza del principio costituzionale di imparzialità della P.A., per la parte in cui riguarda l’attività dei pubblici funzionari, poiché eprime il divieto di ingiustificate preferenze o di favoritismi (…)”.
“Non vi è chi non veda, nel caso di specie, come il comportamento della P.A. che omette di rimuovere cartelli aventi le caratteristiche di irregolarità ed abusivismo di fatto agevoli alcune imprese a discapito di altre” si legge infine nell’esposto.