
Savona. Nuova udienza questa mattina del processo per il tragico incidente del 18 luglio 2010 quando, sulla A10, nella galleria Cantalupo tra Varazze e Celle, un bus sul quale viaggiava una comitiva di turisti filippini prese fuoco ed uno di loro perse la vita. A giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, c’è Giampietro Cella, proprietario del pullman e legale rappresentante della ditta di autotrasporti di San Giuliano Milanese che si stava occupando del trasferimento della comitiva.
In aula oggi hanno sfilato alcuni testimoni tra cui uno dei manutentori dei mezzi della ditta ed il figlio dell’imputato, anch’esso dirigente nell’azienda di famiglia. Dalle testimonianze è emerso che le “luci di ingombro” del mezzo, quelle da cui si sarebbe orginato il rogo, venivano regolarmente controllate e sostituite una volta all’anno come previsto. “Anche le luci sul bus Setra che restò coinvolto nell’incidente erano state cambiate nel marzo di quell’anno quando era stata fatta la revisione annuale” ha ricordato il figlio dell’imputato.
Il processo non ha mancato nemmeno di riservare un colpo di scena: secondo il testimone infatti la vittima era già scesa dal bus ed era in sicurezza quando, per recuperare i propri effetti personali, era salito di nuovo sul pullman in fiamme. “Il giorno dopo l’incidente – ricorda il figlio fi Giampietro Cella – avevamo incontrato la persona che aveva prenotato il viaggio. Lui ci riferì che l’uomo che ha perso la vita era sceso insieme agli altri dal bus ed era in salvo, ma poi aveva deciso di tornare a bordo senza più fare ritorno”. Una circostanza che, se confermata, potrebbe anche alleggerire la posizione dell’imputato.
Il pullman, che partito da Milano era diretto ad Alassio per una giornata di vacanza al mare, fu avvolto dalle fiamme e nel rogo morì soffocato dal fumo un passeggero, Procopio De La Cruz, 50 anni. Altre 18 persone erano invece rimaste intossicate. Prossima udienza il 3 maggio prossimo quando in aula sarà ascoltato il tecnico di parte, il professor Giorgio Corbellini.