Savona. Momento di bilanci per Luciano Pasquale, oggi al suo ultimo giorno di lavoro alla direzione dell’Unione Industriali, dopo trent’anni di incarico. E’ il giorno del passaggio di testimone al nuovo direttore, l’avvocato Alessandro Berta.
Una lunga carriera alla guida della struttura tecnico-operativa dell’Uisv per Pasquale, che spiega: “Moltre trasformazioni avvenute in questi anni sono state positive, cambiando la fisionomia di Savona e della provincia. Naturalmente ci sono state alcune sconfitte: quella più inspiegabile è la chiusura dell’Acna perché è stato chiusa in un momento in cui non inquinava più. Era un’azienda internazionale”.
“C’è la grande ferita di Ferrania, dove tutto è accaduto in modo imprevedibile – prosegue – E ho l’amarezza constatando che per concretizzare qualsiasi opera, comprese le infrastrutture di uso pubblico come raddoppio ferroviario o Aurelia Bis o bretella autostradale, i tempi si sono dilatati a dismisura. Non siamo più in grado di calcolare quanto tempo occorre fra la decisione di fare un investimento e l’avvio del cantiere. Questo è un fattore altamente penalizzante, che sconvolge l’idea stessa dei rimedi anti-crisi: non si può pensare di risalire la china facendo investimenti sulle opere se poi queste opere partono dopo sei o dieci anni”.
“Ci vuole un grosso sforzo di innovazione contro la burocrazia – sottolinea Pasquale – Dobbiamo dare impulso alla produzione di ricchezza. Siamo una provincia che ha un terzo di persone ultrasessantenni, quindi dobbiamo assicurare il welfare, ma allo stesso tempo bisogna innovare. Se c’è qualcuno che crea risorse allora si trovano anche i soldi per i servizi sociali”.
Una serie di aziende non ci sono più, altre sono cresciute diventando competitive sul mercati internazionale. “In altri casi ancora – ricorda il direttore uscente dell’Unione – abbiamo realizzato operazioni di trasformazione: si pensi alla Magrini che era in centro a Savona e che adesso è sdoppiata in due fabbriche in Valbormida che continuano ad operare. La Fiat non è più a Vado, ma ci sono ugualmente due stabilimento, a Savona e in Valbormida, che danno gli stessi risultati in termini occupazionali e competitivi. Per Savona l’industria continua ad essere, insieme al porto e al turismo, un motore: l’industria crea ricchezza che, distribuita, si trasforma in potere d’acquisto e tasse e contributi, rendendo vivo il sistema sociale”.
“Se pensiamo alla deverticalizzazione degli anni Ottanta e Novanta, è diminuito il numero degli occupati diretti nelle grandi imprese ma è aumentato il numero delle piccole aziende che danno servizio a quelle grandi. Quindi il sistema è cambiato, pur mantenendo una sua solidità. Il problema della Liguria, come di tutto il Paese, è conservare comunque la presenza del settore manifatturiero, almeno superiore al 20%, per competere sui mercati internazionali. Da questo punto di vista c’è futuro” commenta Pasquale. I progetti di Tirreno Power e piattaforma Maersk, con la delocalizzazione della Piaggio, “rappresentano le operazioni più importanti, capaci di cambiare l’impianto strutturale dell’economia savonese” aggiunge.
“Continuerò a dare il mio servizio alla città sia in Cassa di Risparmio che in Camera di Commercio. Sono trent’anni nei quali ho visto l’economia trasformarsi, nel bene e nel male. Si fanno un po’ di conti e il primo pensiero è per un abbraccio ai presidenti che si sono socceduti e agli imprenditori che hanno ricoperto cariche negli organi associativi. Non ci saranno cambiamenti ora: le persone sono preparate e il nuovo direttore Berta ha esperienza; è quindi un gruppo che potrà svolgere un ruolo di medio-lungo termine in una realtà importante dell’economia savonese” conclude Luciano Pasquale.