
Bardineto. Il direttivo ed i soci dell’associazione “Balla coi Cinghiali” rispondono alle critiche apparse su alcuni commenti agli articoli di IVG.it così come sui post pubblicati su Facebook dopo l’annuncio dello svolgimento dell’edizione 2013. “Vogliamo ribadire una volta per tutte che la nostra associazione – che non è una Onlus, benché alcuni lo sostengano – è per statuto priva di qualsiasi scopo lucrativo. Detto questo, come prevede la normativa, l’associazione può effettuare attività di tipo commerciale esclusivamente per finanziare le sue attività, adempiendo gli obblighi contributivi secondo il regime cui le associazioni come la nostra sono sottoposte. Ciò prevede, fra le altre cose, il pagamento integrale dell’Iva senza possibilità di “scarico”, gli (altissimi) oneri Siae e il pagamento delle imposte secondo le aliquote indicate nel regime della legge 398/91”.
“Nel festival la maggior parte delle attività commerciali sono effettuate da soggetti terzi, che stipulano un contratto in cui si richiede espressamente l’adeguamento alle norme vigenti, tanto in materia fiscale, quanto in materia di sicurezza sul lavoro. Detto questo, se alcuni di essi prendono la decisione di non emettere scontrini fiscali, la responsabilità non può certo ricadere sull’associazione, la quale, per la cronaca, è regolarmente oggetto di ispezioni della Guardia di Finanza, certamente più discrete, ma comunque presenti e operative nell’ambito del festival come tutte le altre Forze dell’Ordine” precisa ancora l’associazione.
“Molti fantasticano nell’immaginare le nostre enormi entrate, senza mai pensare alla quantità esorbitante di costi e oneri vari che comporta realizzare una manifestazione di tali dimensioni. Si pensi soltanto all’adeguamento alle norme di sicurezza richieste dalle leggi vigenti – molteplici e intricatissime –, oppure a tutti gli elementi strutturali necessari al funzionamento della manifestazione. Se quindi si è creata una situazione economicamente difficile – ma ben lontana dai fantascientifici passivi di centinaia di migliaia di euro evocati da qualcuno – è proprio per l’enorme sforzo che Balla Coi Cinghiali profonde sempre di più per garantire un festival sicuro, di qualità e adatto a ricevere migliaia di persone”.
Non piace, infine all’associazione, come il festival continui ad essere associato a parole come “droga”, “spaccio” e “alcool”. “La campagna antidroga promossa dall’associazione nell’ultima edizione del festival, la presenza costante di postazioni con etilometro e zona chill-out, dove poter sostare e riposarsi prima di mettersi alla guida, il servizio navette e l’incoraggiamento al car sharing, la collaborazione con il Sert di Genova e con il 118, i piani di emergenza e sicurezza concordati con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura sono solo alcuni fra i tanti esempi che dimostrano quanto Balla Coi Cinghiali rifiuti categoricamente l’ingiusta fama di “festival dello sballo”. Siamo e saremo sempre fermamente contrari all’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, il cui uso è legato al libero arbitrio di ogni singola persona. L’associazione continuerà sempre nella sua opera di sensibilizzazione e comunicazione, ma ovviamente questo non può impedire che una ristretta minoranza di pubblico decida di prendere un’altra strada. Ristretta minoranza, proprio così, come anche certificato dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato nei loro rapporti sulle edizioni 2010 e 2011 e come possono raccontare le tante famiglie con bambini che sono venute in tutti questi anni al festival, in piena sicurezza e tranquillità” aggiunge l’associazione.
Quanto ai rapporti ed al sostegno delle istituzione per l’edizione 2013: “Balla Coi Cinghiali produce cultura, e la qualità della sua offerta artistica richiama tanto pubblico che permette al territorio della Val Bormida non solo di essere conosciuto a livello nazionale, ma anche di beneficiare di un indotto considerevole come quello generato dal festival. Le ricadute sociali e economiche, quindi, sono tante e importanti, ed è per questo che Provincia, Regione e altri attori istituzionali hanno deciso di credere nella manifestazione”.
“Non accettiamo però accuse gravi che si fondano sul nulla, su puri e semplici pregiudizi che alcuni commentatori mostrano nei loro post, e che talvolta oltrepassano il limite del (sacrosanto) diritto di libertà di parola sfociando nella calunnia e nella diffamazione, quando non anche, purtroppo, nella volgarità” conclude l’associazione.