
Savona. Due rinvii a giudizio in un’inchiesta su un presunto giro di false fatturazioni milionario legato ad imprese del settore metalmeccanico. Questa mattina per questa vicenda, che era esplosa negli ultimi mesi del 2010 dopo un’indagine della Guardia di Finanza e della Procura di Savona, in udienza preliminare davanti al giudice Fiorenza Giorgi, sono stati definiti tre patteggiamenti, mentre per altre due persone è arrivato il rinvio a giudizio (l’inizio del processo è stato fissato per il prossimo 16 aprile).
Tra i rinviati a giudizio compare anche il nome di Fabio Atzori, rimasto coinvolto nella vicenda in qualità di direttore generale (fino al 2007) e poi di amministratore delegato e direttore tecnico della Demont. Secondo l’accusa, l’azienda valbormidese era la beneficiaria delle fatture fittizie emesse da alcune società “cartiere” (la Co.e.mi, la Meta Costruzioni e la C.I.M.I.) che erano intestate a due presunte “teste di legno”, Ivonne Ferrando e il figlio Stefano Bertone, e che sarebbero state amministrate di fatto da Ubaldo e Fausto Baccino. In particolare l’accusa l’azienda beneficiaria è di aver evaso le imposte sui redditi e sul valore aggiunto indicando nelle dichiarazioni annuali della società elementi passivi fittizi utilizzando fatture della Co.e.mi e della C.I.M.I. relative ad operazioni inesistenti o comunque con indicazione di corrispettivi e Iva maggiori rispetto al reale per un valore superiore ai due milioni di euro. Un sistema che sarebbe stato messo in pratica dal 2005 e fino al 2009.
Ai titolari delle aziende invece la Procura contesta reati fiscali relativi alla presunto giro di false fatturazioni. Le aziende di cui erano titolari Ferrando e Bertano (Co.e.mi, Meta Costruzioni e C.I.M.I.) avevano infatti presentato dichiarazioni con elementi passivi ingenti: un milione 139 mila euro nel 2006 (Iva da recuperare per 218 mila euro), quasi due milioni nel 2007 (Iva per 358 mila euro) per la sola Co.e.mi, quasi 4 milioni di euro tra 2007 e 2008 per la Cimi. In più, sempre secondo la tesi dell’accusa, le stesse ditte a loro volta emettevano fatture per operazioni inesistenti “al fine di consentire a terzi l’estensione delle imposte dei redditi e sull’Iva”. Importi che, dal 2006 al 2009, “cubano” circa 7 milioni di euro di imponibile e Iva per un milione e 344 mila euro.
Questa mattina Ubaldo Baccino, Ivonne Ferrando e Stefano Bertone hanno scelto tutti di patteggiare: per il primo la condanna è stata a due anni di reclusione con la condizionale, mentre per gli altri due imputati la pena inflitta è stata di un anno di reclusione senza sospensione.