
Albenga. “Su la testa” è il nome del festival che ha portato sul palcoscenico dell’Ambra di Albenga una stratosferica Dolcenera, ma è anche l’incoraggiamento che gli organizzatori e gli amici hanno rivolto a Tomaso Bruno, rinchiuso da quasi tre anni nel carcere indiano di Varanasi con l’accusa di omicidio.
Un messaggio che è arrivato ai genitori del ragazzo ingauno, presenti in sala, e che vorrebbe raggiungere anche le istituzioni, colpevoli, secondo gli amici di Tom, di troppa indifferenza. Il giovane è stato condannato all’ergastolo (pena confermata in secondo grado) insieme all’amica torinese Elisabetta Boncompagni: secondo i giudici indiani sono stati loro a uccidere il compagno di viaggio, Francesco Montis, in una camera dell’hotel Buddha che i tre condividevano a Varanasi. Tesi sempre negata dai condannati e messa in dubbio anche dalla mancanza di prove certe.
Ora ad assistere i due ragazzi sarà uno dei principi del foro indiani, l’avvocato Mukul Rohatgi, che ha accettato di occuparsi del ricorso presso la Suprema Corte Indiana. “Speriamo di riuscire a depositarlo entro il 15 dicembre, prima della chiusura dei tribunali; in caso contrario, il termine ultimo è il 4 gennaio – dicono i genitori di Tomaso – Confidiamo su questo nuovo legale che ci è stato consigliato anche dal Ministero degli Esteri. Se il ricorso non verrà accettato dovremo cercare altre soluzioni ma, al momento, non vogliamo nemmeno pensarci”.