Siamo alle solite. Il già labile confine nel rapporto tra le Ferrovie, ora semi-privatizzate in quanto società per azioni, e l’Istituzione della Polizia di Stato, si è decisamente e finalmente definito: sì, discriminatamente ed iniquamente se rapportato alla collettività, a vantaggio della S.p.a., sebbene la Polizia Ferroviaria, specialità della Polizia di Stato, sia doverosamente e primariamente volta alla tutela dell’ordine e sicurezza pubblica.
Infatti in forza alla formale convenzione tra Ferrovie e Ministero dell’Interno sottoscritta il 17 luglio scorso, e ribadita sia dalle note del Dipartimento di Pubblica Sicurezza quindi del Dirigente del Compartimento Polfer Liguria, gli operatori della specialità sono costretti ad eseguire ossequiosamente le direttive di Trenitalia relative alla scorta tecnica viaggiatori. Più precisamente, ad oggi, le Ferrovie individuano arbitrariamente, e secondo propri criteri privatistici, i convogli che gli operatori di Polizia devono vigilare, scortandoli formalmente in uniforme, relazionando la propria attività e garantendo primariamente la visibile e costante presenza a bordo treno, pena la una forma di penalizzazione nei confronti del personale.
In questo modo gli operatori della specialità – al fine di assicurare uno scellerato patto di natura semi pubblicistico – sono distolti dalla propria peculiare attività di prevenzione e repressione dei reati in ambito ferroviario, solamente per onorare questa convenzione; diverse volte infatti, gli agenti sono costretti nell’astenersi dalle proprie attività di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, spazianti dalle fattispecie investigative al primo intervento, per scortare – obbligatoriamente – tutti quei convogli considerati critici unicamente dalle Ferrovie, e che certamente sono considerati tali esclusivamente in forza a valutazioni commerciali e di utilità meramente privatistiche.
Tali valutazioni, invece, dovrebbero essere esclusivamente ‘di polizia’, in quanto è la sola istituzione che, in base alla proprie informative e dirette cognizioni, è l’unica ad assolvere ed individuare oggettivamente le criticità da contrastare, prevenendo e reprimendo ex lege. Si vuole, quindi, la Polizia, nel caso specialità ferroviaria, volta alla tutela della collettività in genere, non vincolata nell’operatività dai rendiconti economici di una società, la quale, se non accontentata, penalizza i poliziotti oltre a distrarli dalle più proprie attribuzioni certamente sovraordinate a quelle economiche di Trenitalia.
Con questa prassi rischiamo di far percepire alla cittadinanza , ma anche agli uomini e le donne della polizia ferroviaria, che le forze dell’ordine non siano più alle dirette dipendenze dello Stato, ma come se si materializzasse una nuova realtà di vigilanza privata alle dipendenze di qualche amministratore locale delle Ferrovie, che crediamo essere molto poco tecnico in tema di prevenzione e repressione dei reati.
Matteo Bianchi
segretario provinciale del
“Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle Forze di Polizia – C.O.I.S.P.-”