
Savona. Ha registrato un’alta adesione anche nel tribunale di Savona la nuova astensione dalle udienze proclamata per oggi dall’Oua (Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana). Lo sciopero è stato fissato in concomitanza con una manifestazione pubblica che stamattina ha visto scendere in Piazza della Repubblica a Roma migliaia di avvocati in rapppresentanza degli ordini forensi italiani contro l'”emergenza giustizia”. Al corteo hanno partecipato anche l’associazione nazionale dei giudici di pace e i dipendenti della giustizia Uilpa-Uidag.
L’adesione alla manifestazione da parte dei legali savonesi ha portato al rinvio di numerose delle udienze fissate per oggi davanti ai giudici savonesi.
La decisione di astenersi dalle udienze civili, penali, amministrative, contabili, tributarie e dalle altre attività giudiziarie, è stata motivata così dall’Avvocatura italiana: “Il Governo non intende prendere in alcuna considerazione le nostre istanze sulla mediaconciliazione obbligatoria, sulla revisione della geografia giudiziaria, sulla giustizia civile e sulla riforma dell’ordinamento forense”. Gli avvocati hanno protestato anche contro l’abolizione delle tariffe e contro l’appello cassatorio.
“Scendiamo in piazza perché esiste un’emergenza giustizia da sanare. Da un lato permane il triste primato sull’eccessiva lunghezza dei processi dall’altro quello dei continui richiami e multe dell’Europa per la forte compressione dei diritti dei cittadini. Eppure in questi anni si susseguono interventi legislativi sbagliati che peggiorano la situazione (chiusura di tribunali, media-conciliazione obbligatoria, aumento delle spese per i cittadini, filtro in appello). Serve l’impegno di tutti, serve una nuova politica: più diritti, più efficienza” spiega Maurizio De Tilla presidente dell’Oua.
“La giustizia è a un bivio. Continuare nella strada dell’inefficienza, della rottamazione e della privatizzazione dei servizi, con provvedimenti inutili, sbagliati e incostituzionali come la media-conciliazione obbligatoria o la chiusura di circa 1000 uffici giudiziari, o ancora, come l’aumento delle spese a carico dei cittadini o la compressione di diritti come il filtro in appello. Oppure ripartire dalla centralità della nostra Costituzione e dalla necessità di modernizzare la macchina giudiziaria per ridurre i tempi dei processi e consentire all’Italia di ritornare ad essere competitiva e non a essere il fanalino di coda di tutte le classifiche mondiali relative all’efficienza” conclude De Tilla.