
Savona. Un anno di reclusione con il rito abbreviato. E’ questa la condanna inflitta questa mattina ad Alessandro Mora, 49 anni, l’imprenditore e volto noto della Darsena arrestato venerdì scorso con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. L’uomo, che aveva rilevato e lavora al Savona Caffè, era stato fermato per un controllo intorno alle 19 nella zona di piazza De Andrè dai carabinieri del reparto operativo provinciale impegnati in borghese. Nello zainetto dell’uomo i militari avevano trovato tre involucri contenenti cocaina (circa sei grammi).
A quel punto era scattata una perquisizione domiciliare nella casa dell’uomo, nella vicina Torre Orsero, e lì i carabinieri avevano trovato, nascoste in un mobile della cucina, otto palline di polvere bianca per un totale di sette grammi. Per Mora era così scattato immediato l’arresto e, dopo una notte in camera di sicurezza, era stato giudicato per direttissima. In quell’occasione il giudice aveva concesso i domiciliari e rinviato il processo a questa mattina quando il quarantanovenne è stato giudicato con l’abbreviato.
Al termine del processo Mora, che resta agli arresti domiciliari, ha lasciato l’aula in tutta fretta ed è apparso molto provato. Nel corso dell’udienza di convalida l’imprenditore aveva ammesso davanti al giudice che la droga nello zainetto fosse la sua, per uso personale: “Me ne vergogno. Per problemi personali e familiari enormi, mi sono rifugiato in questa cosa qui, sbagliando”. Mora aveva anche aggiunto: “Sfido chiunque a dire che io abbia mai venduto droga. Quando con la mia compagna ho preso il Savona Caffè, sin dal primo mese, ho collaborato con la polizia e chiesto controlli anti droga. Il mio locale è l’unico nella Darsena dove giovedì, venerdì e sabato c’è la sicurezza”.
Sullo stupefacente nascosto nel mobile della cucina invece Mora aveva negato con decisione che fosse il suo: “Lo giuro sui miei figli, non è la mia” aveva detto davanti al giudice.