
Savona. Due condanne con il rito abbreviato e due patteggiamenti per lesioni aggravate. Si è chiuso con questo verdetto, in udienza preliminare, il processo per la rissa avvenuta il 12 settembre del 2010 fuori dal tempio induista di Altare (“Svami Gitananda Ashram”), in località Pellegrino. Per quell’episodio erano indagate quattro persone, tutte originarie dello Sri Lanka, due delle quali in un primo momento erano accusate anche di tentato omicidio. Accusa che però, anche con il parere favorevole del pm, è caduta davanti al gup Emilio Fois.
Roland Amirthanathar e Nirujan Selvarasa, che erano anche finiti in manette dopo l’aggressione e ai quali in principio veniva contestato il tentato omicidio, hanno patteggiato entrambi due anni di reclusione. Altri due connazionali che quel giorno erano presenti, Samuel Solaman Benjamin Bonapart e Rajeeharan Arumairajan, avevano invece chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato e sono stati condannati ad un anno e dieci mesi di reclusione.
Secondo quanto era stato accertato, nella lite la religione non c’entrava nulla: quello che aveva scatenato il violento diverbio nei pressi del tempio indù, con tanto di coltelli da cucina e machete (in quattro erano finiti all’ospedale, il più grave con una profonda ferita alla schiena e la perforazione di un polmone), dovrebbe essere legato infatti solo ed esclusivamente a motivi passionali.
Quel giorno al tempio induista si erano conclusi da poco i festeggiamenti per il tradizionale “Ganesha Chaturti”, l’annuale festa dedicata al dio-elefante Ganesh, quando sulla strada sterrata che attraversa il bosco e unisce il tempio all’abitato di Vispa due gruppi di uomini erano venuti alle mani (e poi avevano tirato fuori i coltelli) sembra proprio per vecchie questioni legate all’ex fidanzata di uno dei contendenti.
All’epoca si era anche ipotizzato che tutto fosse nato da un rimprovero rivolto tempo prima alla donna, “sorpresa” a fumare nei pressi del tempio. Uno degli imputati avrebbe invece spiegato che la lite si sarebbe originata perché uno dei contendenti continuava ad importunare la ex fidanzata telefonicamente e questa aveva quindi chiesto l’intervento di un amico.