
Savona. E’ stato definito questa mattina, davanti al Collegio del Tribunale di Savona il patteggiamento di Artur Lika, 37 anni, l’albanese che era rimasto coinvolto nell’inchiesta su un giro di permessi di soggiorno falsi destinati ad immigrati albanesi con relative pratiche, altrettanto fasulle, di ricongiungimenti familiari e contratti d’affitto taroccati. Un giro imponente che risale ormai a tredici anni fa e che oggi ha visto la condanna di Artur Lika (difeso dall’avvocato Claudio Marchisio) a un anno e dieci mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena.
Per un altro imputati, Maksuma Advicevic, 58 anni di nazionalità bosniaca, il processo era stato rimandato a febbraio. Secondo l’accusa Artur Lika e Advicevic avrebbero collaborato con Can Lika (il fratello del primo), ritenuto il dominus del giro di falsi permessi (era il titolare dell’ominima agenzia di affari con sedi a Savona, Calizzano e Albenga) e che in sede di udienza preliminare aveva chiuso la sua vicenda giudiziaria patteggiando una pena di due anni e sei mesi di reclusione insieme a un connazionale, Artur Domi.
All’inizio le persone indagate erano 81 e le accuse variavano dall’associazione per delinquere (a carico dei cinque componenti dell’organizzazione che aveva ordito il piano dei permessi facili) alla truffa aggravata, al falso ed alle violazioni specifiche della legge sull’immigrazione. Secordo quanto ricostruito dagli investigatori nel corso delle indagini, la mente dell’associazione sarebbe stata appunto Can Lika, titolare dell’omonima agenzia d’affari con sedi a Savona, Calizzano e Albenga che fino al 2004 avrebbe continuato a fornire permessi facili ai connazionali.
Per la Procura tutto sarebbe ruotato attraverso il rilascio di contratti di affitto falsi, condizione necessaria per dare avvio alle pratiche presso l’Ufficio stranieri della Questura. L’organizzazione si sarebbe quindi procurata i dati di alcuni immobili del Savonese, compresi quelli dei proprietari. Documenti che sarebbero stati poi inseriti nei falsi contratti di locazione.
Contratti “firmati” (ma in realtà la firma in calce era falsa) dai proprietari, i quali ignoravano quanto stava accadendo. In cambio, gli stranieri riconoscevano a Lika e “soci” un corrispettivo, solitamente di circa 2 mila euro a pratica.