
Savona. L’avvicendamento si sarebbe concretizzato con un passaggio di Gaggero all’Autorità Portuale, un’occasione opportuna per realizzare il rimpasto; così era nell’idea originaria e così non è stato per le note manovre legate alla nomina della Port Authority. Il sindaco savonese Berruti, tuttavia, ha deciso di non indugiare e in anticipo su settembre ha chiamato in giunta Livio Di Tullio.
Il segretario provinciale del Pd diventa vice a Palazzo Sisto, un ritorno all’esecutivo e all’amministrazione dopo l’attività strettamente politica all’interno del partito. Questo il volere del primo cittadino. Gaggero dal canto suo si dimette.
L’avvocato Paolo Gaggero aveva dato la propria disponibilità temporanea all’impegno amministrativo, soprattutto legandola all’aprovazione del Puc. In questo modo viene divincolato dal ruolo, che si sommava ad un’attività professionale già intensa, per riaprire lo spazio a chi a sua volta aveva lasciato il posto due anni e mezzo fa.
Si apre ora il problema della dirigenza della segreteria provinciale: la minoranza del Partito Democratico uscita sconfitta al congresso non è disposta ad accettare un doppio incarico di Di Tullio, vicesindaco e segretario.
Ignare le segreterie degli altri partiti del centrosinistra, a partire da Rifondazione Comunista, che non sono state chiamate a partecipare alla scelta, attuata in autonomia dal primo cittadino. La giunta savonese diventa in questo modo Pd-centrica, con il tandem sindaco e vice di calibro fortemente politico.
“Se la scelta di Di Tullio come vicesindaco fosse confermata, sarebbe inaccettabile – commenta Marco Ravera, segretario del Prc – Siamo una coalizione di maggioranza e le decisioni cruciali devono essere prese con le consultazioni. E’ l’alfabeto della politica. Se si decide di far entrare in giunta il segretario di un partito, come minimo ci deve essere la partecipazione di coloro che hanno sottoscritto il programma”.
“Gaggero era espressione di una lista civica. Così si verrebbe a creare la predominanza totale di un partito, e sinceramente non si potrebbe accettare” conclude Ravera.
L’avvicendamento si sarebbe concretizzato con un passaggio di Gaggero all’Autorità Portuale, un’occasione opportuna per realizzare il rimpasto; così era nell’idea originaria e così non è stato per le note manovre legate alla nomina della Port Authority. Il sindaco savonese Berruti, tuttavia, ha deciso di non indugiare e in anticipo su settembre ha chiamato in giunta Livio Di Tullio.
Il segretario provinciale del Pd diventa vice a Palazzo Sisto, un ritorno all’esecutivo e all’amministrazione dopo l’attività strettamente politica all’interno del partito. Questo il volere del primo cittadino. Gaggero dal canto suo si dimette.
L’avvocato Paolo Gaggero aveva dato la propria disponibilità temporanea all’impegno amministrativo, soprattutto legandola all’aprovazione del Puc. In questo modo viene divincolato dal ruolo istituzionale, che si sommava ad un’attività professionale già intensa, per riaprire lo spazio a chi a sua volta aveva lasciato il posto due anni e mezzo fa.
Si apre ora il problema della dirigenza della segreteria provinciale: la minoranza del Partito Democratico uscita sconfitta al congresso non è disposta ad accettare un doppio incarico di Di Tullio, vicesindaco e segretario.
Ignare le segreterie degli altri partiti del centrosinistra, a partire da Rifondazione Comunista, che non sono state chiamate a partecipare alla scelta, attuata in autonomia dal primo cittadino. La giunta savonese diventa in questo modo Pd-centrica, con il tandem sindaco e vice di calibro fortemente politico.
“Se la scelta di Di Tullio come vicesindaco fosse confermata, sarebbe inaccettabile – commenta Marco Ravera, segretario del Prc – Siamo una coalizione di maggioranza e le decisioni cruciali devono essere prese con le consultazioni. E’ l’alfabeto della politica. Se si decide di far entrare in giunta il segretario di un partito, come minimo ci deve essere la partecipazione di coloro che hanno sottoscritto il programma”.
“Gaggero era espressione di una lista civica. Così si verrebbe a creare la predominanza totale di un partito, e sinceramente non si potrebbe accettare” conclude Ravera.
Anche Roberto Pizzorno, segretario dell’Udc, non ne sapeva nulla. “Noi non sappiamo niente come partito – osserva – Il sindaco decide le nomine; però qui il problema è che viene nominato un uomo di partito, il segretario del primo partito di questa coalizione. Ci aspettavamo almeno un incontro informale con le segreterie, cosa che non si è verificata”.