
Cairo Montenotte. La Valbormida accumula premesse di controtendenza rispetto al panorama industriale savonese e generale. Le tante aree che per anni sono rimaste cimiteri della passata economia tornano a diventate appetibili per le aziende di dimensioni rilevanti.
Come anticipato da IVG.it, entro il 2013 la storica fabbrica della frutta secca Noberasco trasferirà a Carcare la linea produttiva, delocalizzandola dagli attuali capannoni di Vado, e (secondo alcuni) potrebbe essere trasferito alla Paleta anche il “cervello” dell’azienda, che non aveva mai abbandonato l’Albenganese dove la ditta è nata all’inizio del secolo scorso.
Ma la novità più importante sia per calibro industriale che per impatto lavorativo è sicuramente lo sbarco della multinazionale giapponese Toshiba nelle aree dell’ex Agrimont. Nelle mire del colosso giapponese un magazzino di 7 mila metri quadri di proprietà del Gruppo Pensiero.
Dopo il sorpalluogo nel sito cairese dei giorni scorsi da parte del management della Toshiba T&D, per i primi di settembre è prospettato il primo “passaggio ufficiale” in Comune. La multinazionale giapponese è già presente in Liguria da più di un anno, con l’’acquisizione del 67% della linea T&D Ansaldo, attiva nel settore degli impianti per la trasmissione e distribuzione elettrica e di impianti fotovoltaici di livello industriale. Nei piani dell’azienda c’è la necessità di ampliamento, sia per quanto riguarda la parte produttiva dei trasformatori (Valbormida) sia per la sede dirigenziale (polo genovese degli Erzelli).
In attesa che la giunta regionale approvi l’emendamento che renderà disponibili i finanziamenti delle aree ex Obiettivo 2 anche per le grandi aziende, l’altro scoglio da superare è costituito dalle perplessità e dall'”ostruzionismo” da parte dei dipendenti genovesi della Toshiba T&D, poco propensi a fare i pendolari tra quello che sarà il cervello dirigistico dell’azienda, ovvero Genova, nell’attuale sede al WTC o nella nuova sede degli Erzelli, e Cairo Montenotte, dove dovrebbe essere installato il cuore produttivo e dove a regime dovrebbero operare circa 300 lavoratori.