[thumb:4581:l]Savona. Torna alla ribalta la vicenda dell’arbitro Mauro Bergonzi. Il presidente dell’Aia, Cesare Gussoni, ha riferito di minacce gravi al “fischietto” trentaseienne, che a Savona fa l’assicuratore per conto della Unipol. Dopo la partita Napoli-Juventus dell’ottobre scorso Bergonzi sarabbe stato costretto “a vivere protetto”. Dalla Questura di Genova nessuna conferma: “Il nome di Bergonzi – spiega la polizia – non è mai emerso, né per episodi di aggressioni, né tantomeno per eventuali scorte. Non ci risulta alcun episodio di violenza che abbia come vittima l’arbitro iscritto alla sezione Aia genovese”.
L’arbitro intanto rifiuta qualsiasi contatto con i giornalisti, trincerandosi dietro il silenzio. Intanto emerge un episodio che risale al 31 ottobre dello scorso anno, il giorno successivo alla partita “incriminata” dai tifosi. Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa locali, Bergonzi fu oggetto di una mini contestazione in strada a Savona da parte di un piccolo gruppo di ragazzini, una decina di adolescenti tra i 14 e i 16 anni. I giornali riportarono l’episodio dicendo che l’arbitro genovese era stato raggiunto dai giovanissimi tifosi bianconeri nei pressi nel suo ufficio. I contestatori avrebbero lanciato nei confronti dell’arbitro, “colpevole” a loro dire di aver “scippato” un punto ai bianconeri, alcuni insulti, senza alcuna aggressione fisica. Il direttore di gara avrebbe proseguito il suo cammino senza reagire, raggiungendo poi tranquillamente l’ufficio.
Nessuna altra contestazione, né tantomeno aggressione a fantomatici sosia, risulta alle forze dell’ordine delle due città frequentate dall’arbitro, Genova e Savona. Il presidente del Comitato regionale arbitri della Liguria, Camillo Acri, osserva: “Non sapevamo di quanto successo a Bergonzi e siamo preoccupati: gli arbitri non devono diventare gli zimbelli del calcio”.
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