“Diciamo un netto ‘no’ all’idea di accorpare le festività civili del nostro paese: 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. La festa di liberazione, quella del lavoro e quella della repubblica sono tre ricorrenze diverse e non sovrapponibili. Tutte e tre fondamentali e non sacrificabili all’altare della produttività. Tra il PIL e i valori scegliamo i valori, come tra la crescita economica e l’umanità scegliamo l’umanità.
Con la stessa spugna con la quale si cancellano le reali cause di questa crisi non si depenni la memoria degli atti fondativi del vivere civile. E’ evidente che le date siano dei simboli. Importanti sono le cose che i simboli rappresentano. Il problema semmai è riversare nelle date stabilite tutta l’attenzione verso la resistenza, il lavoro e i valori repubblicani, dimenticandosene negli altri 365 giorni. Coprire inoltre di retorica gli atti e i concetti più nobili rendendoli innocui se non noiosi. Ma non si risolve un deficit con una cancellazione.
Notiamo poi con dispiacere che quando si pensa di ridurre il numero delle festività si bussa sempre alla porta delle ricorrenze civili e mai a quella delle festività religiose. In teoria la società italiana dovrebbe laicamente considerare irrinunciabili i valori civili repubblicani, resistenziali e sociali non quelli di un credo religioso non obbligatorio”.
FIAP VALBORMIDA NICOLA PANEVINO
GIUSTIZIA E LIBERTA’ SAVONA CRISTOFORO ASTENGO