
Albenga. Tagliare gli stipendi dei parlamentari? Pare che l’unica speranza per farlo sia quella che se ne occupino i cittadini, che hanno a loro disposizione un’arma potente come quella del referendum. Certo, se non si trattasse di un’arma “spuntata” e resa inefficace dalla disinformazione.
La notizia, che non è per nulla nuova ma che sembra circolare solo in rete, è che c’è tempo fino al prossimo 26 luglio per apporre la propria firma pro-referendum volto a tagliare gli stipendi delle “poltrone d’oro”. Ogni cittadino può firmare presso l’ufficio elettorale del Comune di residenza, nella speranza di arrivare ai 500 mila “autografi” necessari per andare ad abbattere gli inutili costi, e i privilegi, della politica.
E’ bene ricordarlo, perché in questi mesi non lo si è fatto abbastanza. Anzi, quasi per nulla. Al punto che anche i Comuni non sembrano troppo preoccupati di essere dotati degli strumenti necessari per far sì che i cittadini possano esercitare questo diritto. Un caso su tutti è Albenga (e non è certo l’unico, intendiamoci).
Il paradosso viene descritto online, da uno dei tanti diligenti cittadini interessati a dare il proprio contributo per cambiare una realtà in cui i tagli sembrano essere applicati dove ormai ci sono solo rami secchi da buttare. L’attento ingauno, dopo essersi rivolto al proprio Comune, è dovuto tornare a casa senza un nulla di fatto: qui, infatti, vi era solo un modulo a disposizione (contenente al massimo 50 firme), ed era già completo, e, per di più, non vi era traccia di altri papiri-gemelli. Risultato: un’involontaria firma in meno per un referendum-fantasma di cui nessuno parla.
“E’ una delle tante gabole all’italiana – esordisce l’ingauno – Oggi vado dal mio Comune di residenza, ad Albenga, per firmare il referendum di cui tanto in rete si parla. Ora, come è ben sotto gli occhi di tutti, sui canali Rai e Mediaset non passa nulla, ma questa è ancora più bella: alla segreteria del mio Comune mi è stato detto che il modulo per la raccolta firme era esaurito e stavano aspettando da Roma i nuovi. Ora, Albenga fa circa 25000 abitanti, l’unico modulo che aveva il mio comune poteva raccogliere 50 firme. Vi sembra normale?”.
“Mi è stato detto di chiamare lunedì per sapere dell’eventuale arrivo di altri moduli – continua – Questo referendum è boicottato in tutte le maniere, e se poi passasse (come quello fatto per il finanziamento ai partiti, bocciato dagli italiano e riciclato in ‘rimborso elettorale’) troverebbero il modo per far tornare tutto come prima. Lunedì comunque riproverò”.
Dalla segreteria generale del Comune ingauno hanno fatto sapere che i moduli dipendono dall’Unione Popolare: gli uffici avrebbero chiesto più papiri, con il risultato di vedersene recapitato uno solo. Sarebbe comunque già partita la richiesta di nuovi.
Intanto i commenti su Facebook si moltiplicano: “Ma un foglio bianco con 50 righe tracciate col righello devono arrivare da Roma?”; “E fare due fotocopie era troppo difficile?” sono le dichiarazioni sarcastiche degli “elettori perduti”.
Il sarcarsmo, poi, potrebbe quadruplicare se solo ci si collegasse al sito dell’Unione Popolare dove campeggia il link attraverso il quale scaricare i tanto sospirati moduli: “E’ però attivo solo da ieri pomeriggio” assicura il portavoce dell’Unione Popolare. Da adesso, dunque, basta un “click”: non ci sono più scuse.