
Provincia. Lo sfogo di Angelo Vaccarezza è una doccia scozzese pronta a gelare tutti nell’afa di luglio: dimissioni. Il presidente della Provincia di Savona, visibilmente alterato per i possibile effetti della spending review sulle risorse economiche di Palazzo Nervi, prorompe in un annuncio inaspettato: “Se le folli decisioni del governo mi impediranno di gestire il mio ente con le competenze e possibilità che ho ancora, non c’è altra soluzione che dimettermi e andare a casa”.
A far traboccare Vaccarezza è il via libera del consiglio dei ministri al decreto sul contenimento della spesa pubblica, che attua il colpo di scure, da mesi ventilato, agli enti provinciali per riorganizzarne numero e competenze. Il presidente provinciale osserva: “In questo momento in cui tutti parlano di accorpamenti e di numerologia sulle Province, voglio portare l’attenzione su un altro aspetto: se la manovra è quella prospettata, così come avremo contezza nei prossimi giorni, la Provincia di Savona dovrà tagliare oltre 3 milioni di euro in parte corrente dal suo bilancio già approvato”.
“Una follia che dimostra come siamo governati a Roma – prosegue il discorso Vaccarezza – Sono provvedimenti scellerati. Chi, come me, ha fatto la scelta di vita di occuparsi d’amministrazione si pone una serie di problemi: con questo bilancio aprirò le scuole superiori a settembre? con le piogge di ottobre potrò tenere sicure le strade? potrò far togliere la neve? Se è possibile attuare almeno questo, si può discutere del futuro delle Province, altrimenti dignitosamente è arrivato il momento di rimettere il mandato e di dire a sua eccellenza il prefetto, che rappresenta il governo, di dare risposta a queste necessità”.
Negli ultimi mesi il politico loanese ha radicalizzato la strenua difesa delle funzioni proprie degli enti provinciali, anche alla luce della recente nomina a delegato nazionale al demanio per l’Upi. L’annuncio di dimissioni, per la verità, arriva di sorpresa visto che Vaccarezza ha sempre sostenuto di voler terminare comunque il mandato. “Ma a condizioni accettabili – puntualizza – Non se i provvedimenti del governo mi impediranno di amministrare; altrimenti l’unica via sono le dimissioni”.
Vaccarezza teme che ormai che gli enti intermedi siano destinati a diventare “gusci vuoti”. “Nessun parlamentare di questa legislatura, se avrà distrutto il Paese, sarà ricandidabile. Loro oggi spiegano di chiudere le Province per risparmiare sui costi. Non è vero. Tolgono i soldi agli enti amministrativi, ma poi le buche nelle strade o il ghiaccio restano. Chi si occuperà di questo? Con quali soldi? Senza servizi, le amministrazioni non potranno più dare i servizi né la qualità dell’assistenza al cittadino” contesta Vaccarezza.
“Personalmente non me ne sto seduto a Savona senza poter fare quello per cui sono stato eletto – aggiunge – Se faccio il presidente, lo faccio per dare i servizi. In caso contrario arrivi Monti oppure uno di quei parlamentari sconosciuti che lavorano tre giorni alla settimana: se ne occupino loro”.
“Sino ad oggi, per 24 anni, ho fatto l’amministratore: da assessore, vicesindaco e sindaco ho cambiato la mia città ed è quanto voglio fare in Provincia”. Soltanto quando non avrò più niente da fare andrò nel ‘palazzo dei pensionati’ a fare danni con gli onorevoli” conclude Vaccarezza con una stoccata sarcastica.
Un gesto plateale quello del governatore provinciale, dal 2009 alla guida di Palazzo Nervi, al quale nel 1990 era approdato come consigliere provinciale, ruolo portato poi avanti per sette anni. Ancor prima, nel 1988, l’ingresso nel consiglio comunale di Loano e nel 1991 la carica di vicesindaco della cittadina rivierasca, sino alla poltrona di primo cittadino nel 2001. Militante di spicco di Forza Italia prima e di Pdl poi, Vaccarezza aveva concquistato tre anni fa al centrodestra l’amministrazione della Provincia savonese, dopo oltre 13 anni di governo da parte del centrosinistra.