
Albenga. La forza d’animo di Tomaso ed Elisabetta e la forza fisica degli atleti della Fipe (Federazione Italiana Pesistica) insieme a sorreggere il peso di quella che viene considerata un’inaccettabile ingiustizia. Nel corso delle ultime gare dei muscolosi sportivi nostrani, ecco comparire il cartello “Giustizia per Tomaso” che gli amici del giovane ingauno, detenuto da più di due anni in India, stanno mostrando in palazzetti e stadi (qualche mese fa era stata la volta del “Riva” di Albenga).
“Voglio ringraziare la Fipe che ha permesso di farmi esporre lo striscione per Tommi, e tutte le persone che mi hanno chiesto della storia, di chi fosse Tomaso, di cosa accade in India a dei ragazzi italiani…Grazie a tutti voi che mi avete permesso in un solo giorno di poter alzare per un po’ la voce” è il messaggio che Gabriele affida alla pagina Facebook dedicata alla vicenda che vede il giovane albenganese insieme all’amica torinese condannati all’ergastolo, in primo grado, per la morte del loro amico Francesco Montis.
I due ragazzi, rinchiusi nel carcere di Varanasi, sono in attesa di conoscere la data dell’Appello. “La buona notizia, che mi ha fatto sapere mio figlio, è che in questi giorni il caldo torrido sembra essersi un po’ attenuato – dice Luigi Euro Bruno – Per il resto, i tribunali indiani riapriranno la prossima settimana e vedremo se qualcosa si smuoverà. Tomaso è sempre positivo, ha una forza d’animo che sorprende anche me e che fa sì che non abbia alcuna intenzione di smettere di sperare”.
Intanto mamma Marina sta preparando un pacco di lettere e giornali da mandare al giovane. “Venerdì prossimo spedirò un pacco a Tomaso. Chi volesse scrivergli potrà portarmi le lettere a casa o in ufficio, oppure anche via email” è l’annuncio della signora Bruno online.
Tomaso Bruno, insieme all’amica torinese Elisabetta Boncompagni, è rinchiuso da più di due anni nel carcere di Varanasi con l’accusa di aver ucciso il proprio compagno di viaggio Francesco Montis nel corso di una vacanza in India. Un omicidio che, secondo l’accusa, sarebbe a sfondo passionale. Per la difesa si tratterebbe invece di morte per cause naturali.
In questi gironi, davanti alla vicenda dei due marò italiani cui è stata concessa la libertà su cauzione – negata, invece, ai due ragazzi – amici e parenti hanno gridato alla disparità di trattamento e contro un governo che userebbe due pesi e due misure. “Ma non ci arrendiamo” è la promessa lanciata in Rete.