
Savona. La scure sull’ente provinciale di Savona si potrebbe abbattere realmente, per decreto: il governo sta scegliendo se il provvedimento sulla riorganizzazione degli enti intermedi sarà inserito nella spending review o in un altro atto di razionalizzazione generale. L’idea dell’esecutivo è di abolire 42 province delle 86 delle regioni a statuto ordinario. A saltare sarebbero quelle che non rispettano due dei tre criteri: popolazione di almeno 350 mila abitanti, 50 Comuni sul territorio e più di 3 mila chilometri quadrati di estensione.
“Sinceramente su questo argomento non si è compreso quale sia l’idea del governo” commenta il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza. “L’Upi ha dato una serie di contributi al dibattito sul risparmio – prosegue – Un dibattito doveroso in un momento in cui il Paese non può permettersi spese per servizi non utili per la collettività; però l’ente Provincia è utile, specie dove non esistono sono grandi città”.
Da domani la due giorni dell’assemblea convocata dall’Upi nella capitale, con gli interventi dei ministri Patroni Griffi e Cancellieri. “Si terrà un incontro a Roma con il governo nel corso del quale chiederemo la revisione del taglio tout court delle Province e metteremo sul tavolo la proposta della nascita delle città metropolitane e l’accorpamento delle Province che hanno aree omogenee. Accorpando le Province si vanno ad accorpare anche le Camere di Commercio e le Prefetture. Ciò prevederebbe sì un risparmio importante, lasciando così l’ente Provincia sul territorio, dal momento che è fondamentale soprattutto per l’entroterra” conclude Vaccarezza.
Il governo sta anche lavorando sulle unioni comunali sollecitate dall’Anci, con il varo delle dieci città metropolitane di Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio Calabria. Lo schema di articolato oggi in pre-consiglio avrebbe punti di contatto con la proposta di autoriforma avanzata dall’Upi nel febbraio scorso; capace, a detta dei suoi proponenti, di generare risparmi per 5 miliardi. Suddivisi così: 500 milioni dall’introduzione delle città metropolitane e dalla riduzione delle province da 107 a 60; altri 500 milioni dal miglioramento dell’efficienza delle amministrazioni provinciali; 2,5 miliardi dal riordino degli uffici periferici statali; 1,5 miliardi dall’abolizione di enti e agenzie strumentali.