
Albenga. Nella graduatoria nazionale si piazza al 14esimo posto dal punto di vista della mole di lavoro, mentre a livello regionale smaltisce il doppio dei procedimenti rispetto a sedi come quella di Chiavari che, però, quasi paradossalmente, potrebbe salvarsi dai tagli. Stiamo parlando del tribunale di Albenga che lotta per la sopravvivenza, in una battaglia bipartisan che, questa mattina, si è concretizzata in un incontro, presso la sede ingauna, di politici di schieramenti opposti.
Dal presidente della Provincia, Angelo Vaccarezza, ai colleghi di partito come i consiglieri regionali Pdl Roberta Gasco e Marco Melgrati; passando poi per esponenti del Pd, come Nino Miceli, per una riunione che ha visto sedere accanto anche l’attuale sindaco di Albenga, Rosy Guarnieri (Lega Nord) e l’ex primo cittadino Antonello Tabbò (Pd). Tutti ad ascoltare i dati forniti dagli addetti ai lavori – presidente dell’ordine provinciale degli avvocati Fabio Cardone in primis – e che parlano di una sede distaccata iper-produttiva, se paragonata con le altre 220 realtà simili sparse per lo Stivale.
“Oggi siamo in grande difficoltà perché la legge delega che scade il 16 settembre è stata rivista e l’asticella si è alzata – esordisce Vaccarezza – Alzata perché, dato che siamo di fronte ad un governo che agisce solo in vista di un risparmio di denaro e che ha visto la bocciatura della legge sulle intercettazioni che avrebbe portato effettivamente a questo obiettivo, ora deve tagliare di più. Quindi se il tribunale ingauno sarà tagliato, ciò accadrà per il mancato passaggio della legge sulle intercettazioni”.
“Ora, però devono spiegarci perchè, nella deroga, è invece passato Chiavari – incalza il numero uno di Palazzo Nervi – E’ accaduto, ci dicono, perchè, sono stati spesi 18 milioni di euro per la sua ristrutturazione. Peccato che, quando i soldi vengono spesi qui per la sede del Nucleo Elicotteristi di Villanova d’Albenga, gli stessi criteri non vengano applicati. Noi sosteniamo che non devono essere tagliate le sedi distaccate bensì i tribunali che hanno come dipendenti i magistrati che prendono stipendi lauti come i parlamentari, mentre realtà come questa costano al massimo lo stipendio di due segretarie. Inoltre è stata depositata in questi giorni in Commissione Senato dal Pdl la richiesta di deroga di un anno per la valutazione di quanto costerebbero i paventati accorpamenti: insomma, vogliamo sapere se Savona può reggere la mole di lavoro di Albenga. Se non vi riuscisse, bisognerebbe affittare altri locali o procedere a ristrutturazioni altrettanto dispendiose. O forse di più”.
“Questa è una difesa bipartisan – agigunge il consigliere Gasco – per una struttura indispensabile per il territorio. Se Chiavari verrà mantenuta e Albenga tagliata significa che non esiste il principio di meritocrazia. Albenga ha tutti i paramentri richiesti dal Ministero per restare aperto. Se si decidesse che tutte le sedi distaccate devono chiudere non potremmo che farcene una ragione, ma se così non è il governo tecnico deve fare valutazioni, appunto, tecniche, e decidere sulla base dei numeri che, inequivocabilmente, promuovono il tribunale ingauno”.
“E’ dimostrato – concorda Melgrati – che non esiste risparmio in un taglio di questo tipo, senz aconsiderare il fatto che a Savona non ci sono spazi adeguati per ospitare i faldoni ingauni e, quindi, il costo sarebbe ancora superiore dal momento che bisognerebbe ampliare la sede savonese che, già di per sè; è una bruttura senza eguali. Questa è una battaglia per difendere un servizio alla cittadinanza”.
D’accordo anche Nino Miceli: “I numeri dicono che il tribunale albenganese è tra i meglio piazzati a livello nazionale, trovandosi al 14esimo posto in graduatoria. Ha un carico di lavoro e un bacino d’utenza tali che debbono poterne consentire la prosecuzione. Ora la lotta deve investire i parlamentari”.
Il futuro della sede giudiziaria albenganese, infatti, è appeso a un filo e si giocherà interamente nelle aule parlamentari chiamate a delineare la riforma della giustizia voluta dal ministro Paola Severino per ridurre i costi dell’apparato pubblico.