
Savona. Cinque anni di reclusione. E’ questa la condanna inflitta ieri dal Collegio dei giudici del tribunale di Savona ad una ventiduenne savonese, Carlotta Zoppellari, che nel luglio del 2010 era rimasta coinvolta in un’operazione della polizia mirata a fermare un giro di spaccio di hashish e marijuana vendute e consumate tra gli studenti savonesi. La giovanissima era stata accusata, in concorso con l’allora fidanzato, di spaccio di droga, rapina ed estorsione nei confronti di uno studente diciassettenne (arrestato qualche mese prima dalla polizia, nel contesto dell’Operazione Narciso, con in casa un panetto di droga da un etto) al quale avrebbero preso il motorino per non aver pagato un debito di droga.
Una vicenda che aveva portato la studentessa ai domiciliari (insieme ad un altro coetaneo) e l’ex fidanzato (che per questa storia aveva già patteggiato tre anni e sei mesi) in carcere. La ragazza, che si è sempre dichiarata estranea ai fatti, aveva invece scelto di affrontare il processo che si è concluso ieri con la condanna a cinque anni per tentata rapina (accusa modificata in furto pluriaggravato), tentata estorsione e spaccio di stupefacente (anche qui l’accusa originaria è stata modificata valutando la “modica quantità” della sostanza in questione, hashish). Il pubblico ministero Ubaldo Pelosi aveva chiesto una pena di quattro anni e sei mesi, valutando rapina ed estorsione come fatti separati dall’episodio di droga e ipotizzando le attenuanti generiche per l’incensuratezza e la giovane età dell’imputata. I giudici non hanno invece accolto le proposte, unificando i tre reati e non concedendo le attenuanti. Hanno poi trasmesso al pm – su sua richiesta – gli atti perché proceda per falsa testimonianza contro due dei tre testi a difesa che erano stati ascoltati nella mattinata.
Ieri infatti, prima della discussione, hanno sfilato gli ultimi testi a difesa (l’ex fidanzato della Zoppellari, un’amica e il fratello di quest’ultima) che hanno tutti escluso che l’imputata spacciasse e addirittura che fosse al corrente dell’attività del fidanzato. Lo stesso ex ragazzo ha anche minimizzato il ruolo avuto dall’allora fidanzata nel “ritiro” dello scooter. Dopo di loro ha poi preso la parola la ventiduenne che ha ribadito la sua estraneità ai fatti, respingendo tutte le contestazioni e dando la sue spiegazioni alle intercettazioni telefoniche e ambientali e agli sms letti dal pm. Anche l’avvocato Roberto Suffia, che difendeva la Zoppellari insieme ad Anna Maria Pirrone, ha sostenuto l’assoluta estraneità della ragazza a tutte le accuse.