
Savona. Una misura di prevenzione patrimoniale che prevede “la confisca dei beni previa emissione del decreto di sequestro anticipato” nei confronti di Pietro Fotia, 43 anni, amministratore di fatto della Scavo-Ter (oggi Fotia Group), del fratello Donato, 42, e del padre Sebastiano, di 67. E’ quella che la Direzione investigativa antimafia di Roma ha chiesto di applicare al tribunale di Savona che però l’ha respinta.
Una decisione presa considerando che “dall’esame degli atti non emerge una situazione tale che, in relazione ai beni di cui viene richiesta la confisca, sussista il ‘concreto pericolo’ che i medesimi vengano dispersi, sottratti o alienati”. La richiesta della Dia e la relativa decisione del tribunale – il documento è firmato dal presidente della sezione penale, Giovanni Zerilli – è arrivata a cavallo della fine di febbraio e l’inizio del marzo scorso, ma, per ora, era passata sotto silenzio.
Due giorni fa però c’è stato un ulteriore sviluppo: anche se il sequestro anticipato è stato respinto infatti il procedimento aperto in conseguenza della richiesta di misura patrimoniale della Dia va avanti e in tribunale a Savona si è svolta un’udienza in camera di consiglio. In quell’occasione il pubblico ministero Ubaldo Pelosi ha chiesto qualche settimana di tempo per studiare le “carte”. Il procedimento è stato così rinviato al 26 giugno.
Sul procedimento l’avvocato Giovanni Ricco, che con il collega Giancarlo Pittelli (penalista calabrese), difende i Fotia ha commentato: “Siamo contenti che la Dia abbia posto in atto quella verifica che inutilmente qualche mese fa avevamo chiesto con un appello al prefetto di Savona e al pm della Procura distrettuale antimafia: cioè stabilire una volta per tutte se i Fotia sono ‘ndranghetisti e delinquenti e quindi devono stare in galera, oppure se sono persone per bene che lavorano tutti i giorni nei loro cantieri, e quindi devono essere lasciati in pace”.
Il difensore della famiglia Fotia commenta positivamente la decisione del tribunale di respingere la richiesta di misura di prevenzione: “E’ segno che il tribunale di Savona non ritiene ci sia pericolo di sparizione del patrimonio Fotia. Nella sua richiesta di quasi 250 pagine, la Dia rifà la storia della famiglia ma non si basa, per chiedere la misura di prevenzione, sull’accusa di essere affiliati alle cosche, quanto su presunte discrepanze tra i redditi dichiarati dai Fotia e i mezzi e gli immobili acquistati. Noi però abbiamo già dimostrato per tutti i beni la provenienza dei fondi – mutui e proventi dell’attività – con cui sono stati acquistati. La stessa Finanza, da molti anni, monitora costantemente tutte le attività del gruppo. I Fotia non hanno nulla da nascondere: ora grazie alla Dia potranno dimostrarlo”.