
Valbormida. Si è chiuso con una condanna a sette mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) il processo che vedeva a giudizio una valbormidese di 35 anni (L.T.) che doveva rispondere delle accuse di lesioni, minacce, violazione di domicilio, danneggiamenti e ingiurie nei confronti di una ex amica. Le due donne infatti erano state a lungo legate da una profonda amicizia prima di litigare ed arrivare in tribunale.
I fatti risalgono all’agosto del 2011 quando, secondo la versione della parte offesa nel processo, l’amica dopo una discussione (non legata a motivi di gelosia) aveva perso la testa finendo per colpire a badilate l’auto del suo compagno, danneggiare la porta di casa loro ed insultarli. Qualche mese dopo inoltre, sempre secondo l’accusa, l’imputata, dopo aver incontrato per strada l’altra donna, che si sarebbe rifiutata di salutare la sua figlioletta, l’avrebbe spintonata procurandole delle leggere contusioni (4 giorni di prognosi). Da qui anche l’accusa di lesioni.
Secondo la versione fornita dall’imputata, assistita dall’avvocato Francesco Giusto, la lite scoppiò perché lei, dopo aver litigato con il compagno, aveva chiesto all’amica di ospitare lei e i figli per una notte, ottenendo una risposta negativa. Da lì si sarebbe accesa la lite con la trentacinquenne che, furiosa, si sarebbe presentata a casa dell’amica e del compagno dove avrebbe danneggiato porta di casa e auto e minacciato la coppia.
Un accusa che L.T. aveva respinto nella scorsa udienza: “Avevo solo tirato qualche pugno sulla porta perché voleva che l’uomo uscisse per avere un chiarimento circa la discussione avvenuta poco prima vicino ad un bar quando avevo chiesto alla mia amica se poteva ospitare me e i miei figli per la notte. Il suo compagno però non era d’accordo e quindi lei rifiutò. Allora cercai di avere delle spiegazioni. Era estate, avevo le infradito e quindi non avrei mai potuto tirare dei calci alla porta come dicono. In più quel portone aveva già dei segni prima di quel giorno”.
Sulla macchina l’imputata aveva precisato: “La mia auto è piccola, un badile nemmeno ci sarebbe entrato e quindi come potrei averlo usato?”. L’altra donna aveva invece confermato le accuse: “In passato ci siamo sempre aiutate tanto, ma quella sera aveva perso la testa e non si era più controllata”.